Recensione - Le otto montagne di Paolo Cognetti
Premio Strega 2017, tradotto in oltre 35 lingue, Le otto montagne racconta la storia di Pietro, ragazzo milanese, e Bruno, giovane del piccolo paese alpino di Grana, che condividono estasi indimenticabili tra le valli del Monte Rosa. È un romanzo di formazione, amicizia, paesaggio e ricordi, che riflette la sfida di vivere tra due mondi e l'inevitabilità del cambiamento.
Trama
In un estate degli anni '80, Pietro segue suo padre in montagna, incontrando Bruno. Tra salite, silenzi e riflessioni, nasce una profonda amicizia. Nel corso degli anni, i sentieri si dividono: Pietro costruisce una carriera in città, Bruno resta in valle. Quando il padre di Pietro muore, egli ritorna e ricostruisce una baita insieme a Bruno. Ma l'amicizia, come la montagna, cambia forma e fatica.
Temi principali
- Amicizia e distanza: un legame che sfida il tempo e le mete diverse;
- Natura e paesaggio: la montagna come specchio dell'animo, luogo di silenzi e memorie;
- Crescita e scelte: tra la città e la natura, l'autore rappresenta i due universi che plasmano Pietro;
- Memoria e ineluttabilità: i luoghi dell'anima che non si possono pù tornare, come recita una riflessione intensa:
"Da mio padre avevo imparato, molto tempo dopo... che in certe vite esistono montagne a cui non è possibile tornare... e non resta che vagare per le otto montagne per chi... ha perso un amico."
Lo stile
La prosa di Cognetti è nitida, essenziale e carica di una tensione implicita che ricorda Carver e Hemingway. Il silenzio delle vette, l'odore della stalla, il ritmo del fieno e del cammino sono descritti con una cura che fa sentire il lettore al fianco dei protagonisti:
"Uno, prendere un ritmo e tenerlo senza fermarsi; due, non parlare; tre, davanti a un bivio, scegliere sempre la strada che sale."
Citazioni
- Sulla montagna come destino: "È sulle cime che andiamo. Scendiamo solo quando arriviamo dove non si può più salire. Lo capisci?"
- Sulla scelta di rifugiarsi in alto: "Se uno va a stare in alto, è perché in basso non lo lasciano in pace."
- L'assenza del parentado montano: "Forse è vero... che ognuno di noi ha una quota prediletta in montagna, un paesaggio che gli somiglia..."
Dal libro al grande schermo
L'adattamento cinematografico del romanzo, diretto da Felix Van Groeningen e Charlotte Vandermeersch ( 2022 ), ha vinto numerosi premi, tra cui il David di Donatello come miglior film e il Premio della Giuria a Cannes. Il film conserva l'anima del libro, amplificando la bellezza visiva dei paesaggi e il valore del silenzio tra due amici.
Conclusione
Le otto montagne è un romanzo che parla all'anima. Scava nella relazione tra uomo e natura, tra città e vette, lasciando un segno indelebile e delicato, dando una forte forma emotiva.. È la storia di una vita, scandita dalle quattro stagione, dal cammino, dal lutto e dalla rinascita. Un invito a ritrovare la propria montagna interiore - anche se a volte non possiamo più tornare a quei luoghi:
"Da mio padre avevo imparato... non si può tornare alla montagna che sta al centro di tutte le altre..."
Per chi l'ha amato ( o vorrebbe )
- Se ami saggi di natura narrati con poesia - leggi Sulla strada di Bill Bryson;
- Se cerchi storie di amicizia profonda e silenziosa - prova Norwegian Wood di Murakami;

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