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sabato 19 settembre 2026

Recensione : La notte del cuore di Nathacha Appanah

Ci sono libri che raccontano il dolore. E poi ci sono libri che provano a restituire un nome, un volto e una voce a chi quel dolore lo ha subito fino alle conseguenze più estreme.

La notte nel cuore di Nathacha Appanah appartiene a questa seconda categoria. È un libro necessario, difficile, doloroso, ma anche profondamente umano. Un’opera che nasce dalla necessità di raccontare tre donne unite da una stessa esperienza: essere state amate da uomini che, poco alla volta, hanno trasformato l’amore in controllo, possesso, paura e violenza.

Le tre donne sono Nathacha, l’autrice stessa; Emma, sua cugina, assassinata dal marito a Mauritius nel 2000; e Chahinez Daoud, uccisa dall’ex marito nel 2021 a Mérignac, in Francia. Tre vite differenti, vissute in luoghi e momenti diversi, ma attraversate da un’identica minaccia: quella di uomini incapaci di accettare la libertà delle donne che dicevano di amare.

Di queste tre donne, soltanto una è sopravvissuta. Ed è proprio lei, Nathacha Appanah, a scegliere di raccontare anche le altre due.

Un libro che nasce da una ferita

La storia prende avvio da un fatto di cronaca: l’omicidio di Chahinez Daoud. La notizia raggiunge Appanah e riapre una ferita che sembrava appartenere al passato. La morte di Chahinez, infatti, si lega immediatamente al ricordo di Emma, la cugina uccisa anni prima a Mauritius.

Ma quelle due storie non rimangono esterne alla scrittrice. Entrano nella sua memoria e la costringono a guardare una parte della propria vita che per molto tempo aveva cercato di dimenticare.

Da ragazza, tra i diciassette e i venticinque anni, Appanah ha vissuto una relazione con un uomo molto più grande di lei, un uomo che inizialmente sembrava riconoscerne il talento e comprenderne i desideri. L’amore, o quello che lei credeva fosse amore, si è trasformato lentamente in isolamento, dipendenza psicologica e violenza.

La scrittrice non racconta questa esperienza per mettersi al centro, ma perché comprende che la sua storia può diventare una chiave per avvicinarsi a quella di Emma e Chahinez. Raccontare se stessa significa allora provare a restituire dignità alle donne che non possono più parlare.

La scrittura diventa una forma di testimonianza, ma anche un modo per uscire dal silenzio.

Tre donne, tre storie, una stessa violenza

Il romanzo intreccia tre percorsi narrativi.

Da una parte c’è Nathacha, la ragazza che si innamora di un uomo più anziano, colto e affascinante, capace di farla sentire speciale. La relazione comincia con la promessa di una vita nuova, ma finisce per diventare una prigione. L’uomo la allontana dalla famiglia, limita la sua libertà, condiziona i suoi pensieri e la porta a dubitare di se stessa.

Dall’altra parte c’è Emma, la cugina mauriziana, moglie e madre, intrappolata in un matrimonio che si trasforma lentamente in una condanna. La sua vicenda mostra quanto possa essere difficile riconoscere il pericolo quando la violenza si nasconde dentro la casa e quando la società tende a considerare i problemi familiari come questioni private.

Infine c’è Chahinez Daoud, una donna che aveva cercato di ricominciare. Aveva lasciato l’Algeria, aveva tentato di costruire una nuova vita in Francia e aveva trovato il coraggio di separarsi da un uomo violento. Ma anche la fuga, purtroppo, non le ha garantito la salvezza.

Le storie di Emma e Chahinez si concludono con il femminicidio. Quella di Nathacha, invece, prosegue perché lei riesce a fuggire. La sua sopravvivenza non viene però presentata come una vittoria semplice. Anche chi riesce a salvarsi porta nel corpo e nella memoria le conseguenze di ciò che ha vissuto.

Quando l’amore diventa possesso

Uno dei temi centrali del libro è la trasformazione dell’amore in possesso.

Gli uomini raccontati da Appanah non si mostrano immediatamente come aggressori. All’inizio possono essere gentili, premurosi, attenti. Sanno ascoltare, sanno sedurre, sanno riconoscere nelle donne qualcosa che gli altri non hanno visto.

Proprio per questo il pericolo è difficile da individuare.

La violenza non arriva sempre con un gesto improvviso. Spesso comincia con una frase, con una gelosia presentata come prova d’amore, con il bisogno di sapere dove si trova l’altra persona, con la richiesta di rinunciare agli amici, alla famiglia, al lavoro, ai propri desideri.

Poco alla volta, la donna smette di sentirsi libera. Comincia a misurare le parole, a prevedere gli umori dell’uomo, a modificare il proprio comportamento per evitare una reazione. La casa, che dovrebbe essere il luogo della protezione, diventa uno spazio di allerta continua.

Appanah racconta con grande precisione questo processo di annientamento. Non si concentra soltanto sull’atto finale della violenza, ma soprattutto su tutto ciò che lo precede: la manipolazione, l’isolamento, la paura, il senso di colpa e la progressiva perdita di fiducia in se stesse.

È in questo lento scivolamento che il libro trova una delle sue pagine più dolorose.

La violenza invisibile

La forza di La notte nel cuore sta anche nel mostrare la violenza prima che diventi visibile agli occhi degli altri.

Chi osserva dall’esterno spesso non comprende. Vede una coppia, una famiglia, una casa apparentemente normale. Può pensare che ci siano soltanto difficoltà, incomprensioni, momenti di crisi.

Ma dentro quella casa può esistere un mondo completamente diverso.

Appanah descrive le crepe che si formano lentamente, quelle che gli altri non vedono e che spesso la stessa vittima fatica a riconoscere. La violenza psicologica è difficile da spiegare perché non lascia sempre segni sul corpo, ma può distruggere la percezione che una persona ha di sé.

La donna finisce per pensare di essere incapace, sbagliata, troppo sensibile, responsabile delle reazioni del compagno. Si convince che, se riuscisse a comportarsi diversamente, l’uomo tornerebbe a essere quello dei primi tempi.

In questo meccanismo si trova una delle trappole più crudeli della violenza: la vittima continua a cercare l’uomo che aveva conosciuto all’inizio, mentre quell’immagine diventa sempre più lontana dalla realtà.

Appanah non scrive una semplice ricostruzione di fatti di cronaca. Non si limita a elencare date, luoghi, testimonianze e sentenze. Il suo obiettivo è più profondo: vuole restituire umanità alle vittime.

Emma e Chahinez non sono soltanto due nomi associati a due omicidi. Sono donne che hanno avuto desideri, sogni, relazioni, paure e speranze. Sono state figlie, madri, cugine, amiche. Prima di essere raccontate come vittime, sono state persone.

La scrittrice cerca di riportare alla luce tutto ciò che rischia di essere cancellato dalla cronaca. Perché spesso, dopo un femminicidio, la narrazione pubblica si concentra sull’assassino, sulle sue motivazioni, sulla sua versione dei fatti. La vittima rischia così di scomparire una seconda volta.

Appanah prova a opporsi proprio a questa cancellazione.

Scrivere diventa un atto di responsabilità. Significa dire che quelle donne sono esistite, che la loro vita non può essere ridotta al modo in cui è terminata e che il loro dolore non deve essere trasformato in un episodio passeggero.

Il peso della vergogna e del silenzio

Nel libro ritorna anche il tema della vergogna.

Molte vittime di violenza non parlano perché temono di non essere credute, di essere giudicate, di essere accusate di aver scelto l’uomo sbagliato o di non averlo lasciato prima. La vergogna diventa così un altro strumento di prigionia.

Appanah mostra quanto sia difficile raccontare ciò che accade dentro una relazione violenta. Anche quando si comprende di essere in pericolo, non è semplice trovare una via d’uscita. Ci sono legami affettivi, dipendenze economiche, figli, ricatti, minacce e una paura costante delle conseguenze.

Per questo il libro evita ogni giudizio superficiale. Non domanda alle vittime perché non siano fuggite prima. Cerca invece di comprendere tutto ciò che rende la fuga così difficile.

La sua voce è lucida, ma mai fredda. È una voce che conosce il dolore dall’interno e che, proprio per questo, riesce a raccontarlo senza trasformarlo in spettacolo.

Lo stile di Nathacha Appanah è essenziale, preciso, controllato. La scrittrice non ha bisogno di ricorrere a una prosa enfatica per trasmettere la gravità di ciò che racconta.

Le frasi sono spesso brevi. Le immagini sono concrete. I passaggi più duri arrivano senza preparazione, proprio perché la scrittura non cerca di proteggere il lettore con spiegazioni o abbellimenti.

La sua lingua è limpida, ma dentro questa limpidezza si avverte una tensione costante. Ogni parola sembra scelta per avvicinarsi a una verità difficile da pronunciare.

La narrazione alterna memoria personale, ricostruzione dei fatti, riflessione e osservazione sociale. Il risultato è un’opera che si muove tra autobiografia, testimonianza e inchiesta, senza appartenere completamente a un solo genere.

Questa forma ibrida è particolarmente efficace perché permette all’autrice di mettere in relazione la propria esperienza con quella delle altre donne. La storia individuale diventa così parte di una realtà più ampia.

La notte come immagine del dolore

La notte del titolo non è soltanto il momento in cui avvengono alcuni degli episodi più drammatici del libro. È anche una condizione interiore.

È la notte della paura, della solitudine, dell’isolamento. È il buio dentro cui una donna cerca di capire come salvarsi, mentre l’uomo che dice di amarla la insegue, la controlla o la minaccia.

Ma la notte è anche il tempo della memoria. È nelle ore più silenziose che tornano i ricordi, che riaffiorano le immagini rimosse, che le domande diventano più insistenti.

Attraversare quella notte significa per Appanah tornare in luoghi dolorosi, riconoscere ciò che è stato taciuto e dare finalmente forma a un’esperienza rimasta per anni senza parole.

La scrittura non cancella il passato, ma permette di attraversarlo senza esserne completamente prigionieri.

La notte nel cuore è una lettura che richiede attenzione e rispetto. Non è un libro da affrontare distrattamente, perché racconta una violenza reale, concreta, ancora presente nella vita di moltissime donne.

È un libro che può ferire, ma che proprio per questo deve essere ascoltato.

La sua importanza non risiede soltanto nella denuncia della violenza maschile, ma anche nel modo in cui riesce a raccontare le vittime oltre la loro morte. Appanah non cerca soltanto di spiegare come si arriva al femminicidio. Cerca di mostrarci tutto ciò che viene prima: le rinunce, le paure, le manipolazioni, le speranze, i silenzi e quella lenta cancellazione dell’identità che spesso precede la tragedia.

Il libro ci ricorda che la violenza non comincia necessariamente con un colpo. Può cominciare molto prima, quando una persona pretende di decidere per un’altra, quando la gelosia viene scambiata per amore, quando il controllo viene presentato come protezione.

Nathacha Appanah ha scritto un libro intenso e doloroso, ma anche necessario. La notte nel cuore non è soltanto la storia di tre donne. È una riflessione sulla paura, sul possesso, sulla memoria e sulla responsabilità di chi racconta.

È un’opera che restituisce voce a chi è stato ridotto al silenzio e che invita il lettore a guardare oltre la superficie delle relazioni. Perché dietro una coppia apparentemente normale può nascondersi una sofferenza invisibile. E perché nessuna forma di amore dovrebbe chiedere in cambio la libertà, la dignità o la vita.

La scrittura di Appanah non offre consolazioni facili. Non promette che tutte le storie possano avere un lieto fine. Ma compie un gesto fondamentale: illumina il buio, dà un nome alla violenza e impedisce che quelle donne vengano dimenticate.

La notte nel cuore è un libro che rimane dentro. Una lettura difficile, ma indispensabile. Un libro che ci ricorda che raccontare può essere un modo per resistere, per sopravvivere e, soprattutto, per restituire alle vittime ciò che la violenza ha cercato di togliere loro: la voce.



lunedì 9 marzo 2026

Recensione - Il libro Bianco di Han Kang


 Con Il libro bianco, Han Kang firma un'opera che sfugge alle definizioni tradizionali di romanzo. Non è una storia nel senso classico del termine, non segue una trama lineare né costruisce un intreccio fondato sugli eventi. È piuttosto un libro - meditazione, un testo poetico e frammentario che si muove intorno a un'assenza: quella di una sorella nata e morta poche ore dopo la nascita, prima che l'autrice venisse al mondo.

Il bianco diventa il filo conduttore simbolico dell'intero libro. Bianco è il latte, la garza, il sudario, la neve, il riso, la pelle, la luce che filtra dalle finestre. Ogni elemento evocativo è una variazione sul tema della purezza, ma anche della fragilità e della cancellazione. Han Kang costruisce brevi capitoli che sembrano prose poetiche, ciascuno dedicato a un oggetto o a un'immagine bianca, come se volesse raccogliere frammenti di vita per restituire consistenza a ciò che non ha avuto tempo di esistere. 

L'assenza della sorella non è raccontata attraverso il dolore esplicito, ma attraverso una tensione costante verso ciò che poteva essere e non è stato. La scrittura è rarefatta, misurata, essenziale. Non c'è retorica, non c'è compiacimento. Ogni parola sembra scelta con cura estrema, come se l'autrice temesse di rompere qualcosa di delicato. la lingua stessa diventa uno spazio bianco, una superficie da attraversare in punta di piedi. 

Il libro è ambientato in parte a Varsavia, città che diventa specchio dell'interiorità della narratrice. Le strade innevate, le pareti chiare, la luce fredda dell'inverno europeo amplificano il senso di sospensione e di silenzio. Il paesaggio esterno si fonde con quello interiore: la memoria familiare, la perdita, la riflessione sul nascere e sul morire si intrecciano fino a diventare un unico respiro. 

Uno dei temi centrali dell'opera è la possibilità della scrittura di dare forma all'inesistente. Han Kang sembra interrogarsi continuamente, può la parola restituire vita a chi non ha vissuto? Può il ricordo, o persino l'immaginazione, colmare un vuoto originario? In questa tensione si avverte una dimensione quasi spirituale, ma priva di dogmi, è una ricerca intima, fragile, profondamente umana.

Il bianco, colore spesso associato all'inizio, qui assume una doppia valenza. È nascita e morte, purezza e annullamento, luce e oblio. È una pagina ancora da scrivere, ma anche una pagina già cancellata. L'autrice riesce a trasformare questa ambivalenza in una struttura narrativa; il libro stesso diventa un oggetto bianco, uno spazio di meditazione dove il lettore è chiamato a sostare molto a lungo, più che a procedere.

Per un pubblico di lettori adulti, il libro bianco rappresenta un'esperienza di lettura intensa e contemplativa. Non è un testo che intrattiene; è un libro che chiede partecipazione emotiva, che invita a rallentare e a confrontarsi con il silenzio. E' breve, ma la sua densità simbolica lo rende profondo e stratificato.

Han Kang dimostra ancora una volta la sua capacità di trasformare il dolore in materia letteraria essenziale, di raccontare l'indicibile senza mai forzarlo. Il libro Bianco è un'opera che resta sospesa nella mente del lettore come una luce tenue ma persistente, capace di illuminare le zone più fragili dell'esperienza umana. 

Un libro delicato ma allo stesso tempo potente, che parla della perdita senza gridare, che riflette sulla memoria senza nostalgia, e che affida alla scrittura il compito più difficile, cioè dare forma all'assenza.

martedì 7 ottobre 2025

Recensione: Un posto tranquillo di Matsumoto Seichō

 Un posto tranquillo si apre con una morte improvvisa e apparentemente insignificante, la moglie del protagonista, Tsuneo Asai, muore d'infarto mentre si trova in un quartiere di Tokyo chiamato "Un posto tranquillo", noto per le sue piccole vie residenziali e per l'aria di compostezza borghese che lo distingue dal caos della metropoli.

Per tutti, si tratta di una tragedia naturale, un caso di salute malferma e sfortuna. Ma per Asai, funzionario ministeriale meticoloso e abitudinario, quella morte nasconde una crepa inspiegabile. ( Perchè la moglie si trovava in quel luogo, lontano da casa, in un orario inconsueto, senza che nessuno sapesse il motivo?)

Da questa domanda nasce un'inchiesta provata, silenziosa, ossessiva. Asai inizia a ricostruire i movimenti della moglie nei giorni precedenti, a pedinare sconosciuti, a incrociare dettagli e sguardi, fino a scoprire un intreccio di solitudine, doppiezza e segreti domestici che mina le fondamenta della sua stessa esistenza.

Il titolo del romanzo, ironico e tragico insieme, diventa così una metafora, quel "posto tranquillo" non è solo il quartiere dove avviene la morte, ma anche l'illusione di un'esistenza ordinata e pacifica, dietro cui si nascondono tensioni taciute e desideri repressi.

I temi che si sviluppano nel romanzo sono: 

- Il doppio e la maschera sociale: Matsumoto è maestro nel rappresentare l'ipocrisia della società giapponese del dopoguerra: ordinata in apparenza, ma percorsa da correnti sotterranee di ambizione, vergogna e desiderio. Tsuneo Asai incarna perfettamente questa contraddizione. Uomo irreprensibile e disciplinato, scopre progressivamente quanto la sua vita sia costruita su menzogne silenziose.

"Una vita tranquilla non è mai davvero tranquilla. Lo è solo finché nessuno guarda sotto la superficie."

- La solitudine coniugale: Il matrimonio, in Un posto tranquillo, è un microcosmo di incomprensione. Asai e la moglie vivevano insieme ma separati da un muro di consuetudini. Un legame fatto più di abitudine che di intimità. Quando lei muore, lui si accorge di non averla mai davvero conosciuta.

L'indagine diventa allora un tentativo di riconoscere l'altro quando ormai è troppo tardi, un tema che Matsumoto tratta con dolente lucidità.

"Scoprì di aver vissuto accanto a un'estranea. Eppure era lui che non aveva scelto di non vederla."

- Il male ordinario e la colpa silenziosa: Come in molti romanzi di Matsumoto, il delitto non esplode in modo spettacolare, è un'ombra che cresce, un veleno che si diffonde nella normalità. Non c'è bisogno di mostri, basta un piccolo tradimento, un gesto di differenza, per generare la catastrofe.

- L'indagine come specchio interiore: Asai non è un detective, ma la sua indagine assume i tratti quasi spirituali. Ogni passo nella verità è anche una discesa dentro sé stesso. Scopre le crepe della propria moralità, la propria cecità emotiva, l'egoismo con cui ha condotto la sua vita. L'indagine si fa espiazione.

Matsumoto Seichō scrive una prosa asciutta e chirurgica, ma capace di una tensione costante. Le sue descrizioni dei quartieri di Tokyo, i vicoli stretti, le luci dei lampioni, le case silenziose, evocano un senso di immobilità e oppressione.
La città diventa un labirinto morale, un paesaggio dell'anima. Ogni strada, ogni fermata del treno, ogni bar che Asai visita è intriso di malinconia, di un'ansia sottile che cresce pagina dopo pagina.
Lo sguardo dell'autore è quello di un moralista laico, osserva l'uomo con compassione e disincanto, consapevole che la verità, una volta svelata, non libera ma condanna.

Seichō Matsumoto è spesso paragonato a Simenon o a Graham Greene, ma il suo noir è profondamente giapponese, non si basa sulla suspense, bensì sulla dissezione psicologica.
L'azione è minima, la tensione è tutta interiore. Il lettore si ritrova intrappolato nella mente di Asai, ne segue così i dubbi, le razionalizzazioni, la lenta perdita di equilibrio.

Il "posto tranquillo" diventa così uno stato mentale, il tentativo impossibile di trovare la pace in un mondo che non ammette la verità.

Un posto tranquillo è un romanzo di apparente calma di profonda inquietudine. L'autore Matsumoto costruisce un capolavoro di introspezione psicologica, in cui il mistero non serve a intrattenere, ma a scavare dentro l'animo umano.

È un libro che lascia un senso di disagio sottile, come dopo aver guardato troppo a lungo uno specchio e aver scoperto un riflesso che non si riconosce più.

Questo è un romanzo per i lettori che cercano azione o colpi di scena dove rimarrà spiazzato, oppure per chi ama le atmosfere cupe, con la precisione psicologia e la riflessione morale. Diciamo che troverà "Un posto tranquillo" un piccolo gioiello di equilibrio e introspezione.

Se ti è piaciuto questo romanzo, potresti anche leggere:

- Tokyo Express di Matsumoto Seichō
- La ragazza del Kyushu di Matsumoto Seichō
- L'uomo che guardava passare i treni di Georges Simenon


lunedì 22 settembre 2025

Recensione : La lentezza di Milan Kundera

 Pubblicato nel 1995, "La lentezza" è il primo romanzo che Milan Kundera scrive direttamente in francese. E' un testo breve ma molto denso, una riflessione sul nostro tempo, sul rapporto tra memoria e velocità, tra desiderio e oblio, tra l'intimità dell'esperienza e la sua dissoluzione nella fretta contemporanea.

Trama 

Il libro si intreccia in più piani narrativi:

- un narratore contemporaneo e sua moglie, in viaggio verso un castello francese, riflettono sul senso della lentezza e della vita moderna;

- un nobile libertino del Settecento, il visconte de V., incarnazione del piacere e della seduzione, simbolo di un'epoca in cui l'attesa e la calma erano parte integrante del desiderio;

- una serie di personaggi moderni, tra cui lo scienziato Berck, sempre in corsa verso il riconoscimento, e l' uomo del motociclo, simbolo della frenesia moderna.

Attraverso questi intrecci, Kundera mette in scena una danza filosofica in cui il tempo diventa il vero e proprio protagonista.

Temi

1. Lentezza - velocità

Kundera riflette su come la società contemporanea viva immersa nella velocità, che porta con sé non solo progresso ma anche superficialità e smemoratezza:

"La velocità è la forma di estasi che la rivoluzione tecnica ha regalato all'uomo".

In contrasto, la lentezza diventa custode della memoria:

"il grado di lentezza è direttamente proporzionale all'intensità della memoria; il grado di velocità è direttamente proporzionale all'intensità dell'oblio."

2. Memoria e oblio

L'autore insiste sul legame tra il ricordo e la capacità di rallentare: correre significa dimenticare, fermarsi significa custodire.

3. Seduzione e piacere

Attraverso il visconte settecentesco, Kundera evoca una concezione dell'amore e del desiderio fatta di attesa, ritualità, eleganza: una lentezza che è essa stessa piacere.

4. Ironia e critica sociale

Lo scienziato Berck e gli altri personaggi moderni diventano caricature della frenesia contemporanea, dove tutto è pubblicità di sé e ricerca di visibilità.

Stile

La prosa dell'autore "Kundera" è filosofica ma leggera, ironica e piena di aforismi che si incidono nella mente del lettore. Ogni pagina intreccia narrazione e riflessione, senza mai cadere nella pesantezza accademica. La lentezza è più un saggio romanzato che un romanzo tradizionale.

  • "Il grado di lentezza è direttamente proporzionale all'intensità della memoria; il grado di velocità è direttamente proporzionale all'intensità dell'oblio."
  • "C'è un legame segreto tra la lentezza e la memoria, tra la velocità e l'oblio.
  • "Quando le cose accadono troppo velocemente, nessuno può essere certo di nulla, nemmeno di sé stesso."

Conclusione

La lentezza non è solo un romanzo, ma un invito alla riflessione. Kundera ci mette davanti a una scelta esistenziale: vivere come uomini del Settecento, capaci di assaporare il tempo, o come moderni centauri della velocità, che corrono senza mai ricordare.

Un libro breve, ma che chiede al lettore di fermarsi, respirare e riconsiderare il rapporto con il tempo.

Consigliato a chi:

- Ama i romanzi che uniscono filosofia e narrativa.
- Vuole scoprire la parte più riflessiva e ironica di Kundera.
- Sente la necessità di rallentare in un mondo che corre.


venerdì 4 luglio 2025

Recensione - La versione di Barney di Mordecai Richler

La versione di Barney è un romanzo brillante e allo stesso tempo corrosivo, pubblicato nel 1997 e poi adottato in Italia dalla casa editrice Adelphi. Attraverso un "autobiografia" in prima persona, Morderai Richler ci presenta Barney Panofsky, un produttore televisivo canadese di origine ebraica, un uomo pieno di difetti, passioni e pensieri incandescenti. Barney decide di raccontare la sua versione dei fatti per rispondere alle accuse mossegli dal nemico Terry Mclver e per chiarire i dubbi sulla scomparsa e morte del suo amico Boogie.

Il protagonista: un antieroe autentico

Barney è grande, volgare, irriverente, alcolista e pieno di rancore. Eppure, sotto questa scorza, emerge un uomo complesso, sensibile e terribilmente umano. Come afferma Richler:

"Un ragazzo può essere due, tre, quattro persone potenziali, ma un uomo una sola: quella che ha ucciso le altre." 

E' una frase che racchiude l'essenza del personaggio: l'inevitabilità delle scelte e il peso della vita vissuta.

Struttura e narrazione

Il romanzo si articola in tre parti, una per ciascuna delle tre mogli: Clara, la poetessa suicida; la seconda la signora Panofsky, una ricca ereditiera; e Miriam, il grande amore, madre dei suoi figli. A interrompere la narrazione è la malattia. Barney, affetto da Alzheimer, fatica a mantenere lucidi i ricordi, mettendosi in difficoltà perfino nel ricordare i nome dei Sette Nani.

Ci sono inoltre due elementi che vanno ad arricchire il testo:

- Le note del figlio Michael, che corregge le imprecisioni e chiarisce la verità.
- Un finale accurato, atteso e pieno di commozione.

Tono, stile e umorismo

Richler adopera un linguaggio tagliente e pieno di digressioni, espressioni folcloristiche e sarcasmo. Lo stile di Barney alterna commedia e riflessione, tra aneddoti surreali e citazioni colte - come definisce la cultura ebraica:

"Ma il Dio toccato in sorte a noi ebrei è famoso per essere crudele..."

"Dentro di me continuo ad avere venticinque anni... certo non sessantasette, con quel che ne segue..."

Un ritratto illuminante della lunga distanza tra la vitalità interiore e il corpo che invecchia.

Tematiche principali

- Memoria e verità: Barney difende la sua versione, ma il lettore comprende presto che la verità è complessa e sfuggente.

- Redenzione e sincerità: Il tentativo di scrivere queste memorie è un atto catartico, volto a non finire la vita con rimpianti.

- Amore e fallimento: Le tre mogli servono ad esplorare diverse sfumature dell'amore, dalla passione all'abitudine, fino alla tragedia. Miriam rimane "l'amore perfetto."

- Identità e cultura: La diaspora ebraica, la lingua, i riferimenti culturali sono tessuti in modo vivido e autentico.

Citazioni

"Tutta colpa di Terry. E' lui il mio sassolino nella scarpa... ho deciso di raccontare la vera storia della mia vita dissipata."

"Sono sopravvissuto... a un processo per omicidio e a tre mogli."

"Io sono un tipo impulsivo, preferisco gli errori ai rimpianti."

Nel 2010 inoltre il romanzo è stato tradotto in film con Paul Giamatti e Dustin Hoffman, presentato a Venezia e acclamato da pubblico e critica.

In conclusione, La versione di Barney è un ritratto vibrante di un uomo imperfetto, un'opera che intreccia humor, malinconia e soprattutto riflessioni profonde. E' una confessione sincera, piena di aneddoti caustici, relazioni intricate e conflitti interiori. Un romanzo che ci fa ridere, innamorare, arrabbiare, ma, soprattutto pensare.

Questo romanzo è consigliato per chi ama le storie autobiografiche con una voce ironica e autentica, a tutti gli appassionati di romanzi generazionali, di identità culturali e famiglie ebraiche, e per chi cerca un protagonista complesso, tra saggezza e goffaggine, ardore e memoria frammentaria.




giovedì 10 aprile 2025

Recensione : Corpo, Umano di Vittorio Lingiardi

 Con Corpo, Umano, Vittorio Lingiardi - psichiatra, psicoanalista e raffinato saggista - ci consegna un'opera densa, al tempo stesso luminosa e stratificata, in cui il corpo non è solo oggetto anatomico, ma materia poetica, storica, filosofica, politica e psichica. E' un atlante dell'esistenza umana tracciato attraverso le parole, i miti, la scienza, l'arte e la sofferenza. Un testo che scorre tra sapere e sensibilità, in un equilibrio raro tra rigore e tenerezza.

Lo scrittore Lingiardi, compone una vera e propria mappa del corpo umano, dalla testa ai piedi, letteralmente attraversando ogni organo, apparato, zona anatomica, non con spirito puramente descrittivo, ma interrogandone il senso simbolico e culturale. In questa enciclopedia personale e corale, il corpo diventa il teatro dove si recitano i grandi drammi e le grandi gioie dell'essere umani.

Il libro è costruito in forma di alfabeto anatomico: ogni capitolo è dedicato a una parte del corpo ( Cuore, Pelle, Viscere, Occhi, Mano, Cervello e cosi via ), ma ogni sezione è anche una finestra aperta si riflessioni interdisciplinari: dalla medicina alla filosofia, dalla letteratura alla politica, dalla psicoanalisi alla storia dell'arte. Lungi dal voler stilare una "classica" guida medica, Lingiardi costruisce un mosaico che racconta come la corporeità non sia soltanto funzione biologica, ma luogo dell'identità, dello sguardo, del dolore, del desiderio, della memoria. Il corpo è presenza viva e insieme traccia del tempo, territorio fragile e potentissimo, superficie di contatto con l'altro e specchio interiore.

Corpo come biografia: Il corpo, secondo lo scrittore, non è un semplice contenitore dell'anima o una macchina perfetta, è un diario vivente. Ogni cicatrice, ogni postura, ogni movimento racconta chi siamo stati, cosa abbiamo vissuto. In questo senso, Corpo, Umano è anche un libro sull'identità, su come ci abitiamo e su cosa raccontiamo attraverso il nostro essere fisico. 

Fragilità e meraviglia: Il libro insiste con dolcezza e lucidità sulla vulnerabilità del corpo: le sue malattie, i traumi, l'invecchiamento. Ma non c'è nessuna celebrazione della decadenza: anzi, Lingiardi ci invita a un'attenzione amorevole verso questa materia viva che siamo. Il corpo è luogo di meraviglia, perchè è anche piacere, estasi, scoperta, cura.

Corpo e psiche: Da psicanalista, lo scrittore non può che interrogare il corpo come scena del desiderio, dell'inconscio, del rimosso. I sintomi, il linguaggio del corpo, il ruolo della pelle come confine tra l'Io e il mondo, sono tutti territori esplorati con intelligenza e sensibilità. Il corpo parla, anche quando non lo ascoltiamo.

Politiche del corpo: Alcuni dei capitoli più intensi sono quelli in cui il corpo diventa anche oggetto politico: il corpo queer, il corpo femminile, il corpo migrante, il corpo disabile. Lingiardi denuncia le discriminazioni, ma senza retorica: il suo sguardo è sempre umano, partecipe, etico. Scrive della corporeità come diritto ad essere e ad esprimersi.

Letteratura e arte: Ogni parte del corpo è anche un pretesto per evocare testi poetici, romanzi, quadri, film. C'è Ovidio e c'è Shakespeare, c'è Rike e c'è Susan Sontang, c'è Bacon e c'è Freud. La cultura è un filo continuo che tesse il racconto, non come ornamento, ma come parte viva del discorso.

Lo scrittore Vittorio Lingiardi scrive con una prosa limpida, densa, raffinata ma mai oscura. La sua voce è colta ma empatica, personale senza essere invadente. Riesce a parlare di temi complessi con leggerezza, senza superficialità. C'è rigore scientifico, ma anche confessione poetica, c'è analisi clinica, ma anche memoria personale. Questo equilibrio rende la lettura intensa e profondamente umana.

Il libro si presta sia a una lettura continua, dall'inizio alla fine, sia a una consultazione "a salti", come un dizionario emotivo del corpo. Ogni capitolo è un piccolo saggio, spesso capace di aprire riflessioni che restano nella mente e nel cuore.

Corpo, Umano è un libro che ci insegna a guardarci e a guardare gli altri con occhi diversi. In un'epoca in cui il corpo è sempre più performativo, mercificato, mostrato o nascosto, Lingiardi ci restituisce un'idea complessa e profonda della corporeità: non solo come involucro, ma come espressione intima e irripetibile dell'essere.

E' un libro che accoglie, che ascolta, che accompagna. Non dà risposte definitive, ma stimola domande vere. E', infine, un atto d'amore verso la condizione umana nella sua interezza. 

Questo libro è consigliato a tutti quei lettori che amano i saggi e che uniscono il rigore intellettuale ed empatico, a chi è interessato alla psicoanalisi, alla medicina umanistica e alla filosofia del corpo. Consigliato anche per chi cerca un testo profondo, capace di nutrire mente e spirito ma soprattutto per chi vuole leggere qualcosa che parli della fragilità facendolo con rispetto e intelligenza. 


venerdì 17 gennaio 2025

Recensione : Atti Umani di Han Kang

 Con Atti Umani, Han Kang ci regala un romanzo di straordinaria potenza emotiva, capace di esplorare il dolore e la resilienza dell'animo umano. Pubblicato nel 2014 e ispirato agli eventi storici del Massacro di Gwangju del 1980, il libro intreccia realtà e finzione per raccontare una delle pagine più tragiche e censurate della storia contemporanea della Corea del Sud.

Attraverso una narrazione frammentata, Han Kang ci conduce in un viaggio che attraversa le vite di diversi personaggi, uniti dalla tragedia e dal desiderio di preservare la dignità umana in un mondo segnato dalla brutalità.

La Trama

Il libro prende avvio con una scena cruda e straziante: Dong-ho, un ragazzo quindicenne, si trova coinvolto nei tragici eventi del Massacro di Gwangju, in cui migliaia di persone - per lo più studenti e civili - furono uccise durante le proteste contro il regime militare. Dong-ho si offre volontario per aiutare a identificare e curare i corpi delle vittime, ma ben presto il caos e la violenza si abbattono anche su di lui.

A partire da questo punto, il romanzo si sviluppa in capitoli che seguono una struttura corale. Ogni sezione è narrata da un punto di vista diverso, tra cui amici, testimoni, sopravvissuti e persino lo spirito di un defunto. Questa polifonia narrativa permette di esplorare le conseguenze del massacro da prospettive molteplici, creando un affresco toccante e universale del dolore umano.

Tematiche

Atti Umani è molto più di un romanzo storico, è un'opera che interroga profondamente la condizione umana, affrontando temi universali come:

- La violenza e la disumanizzazione : Han Kang esplora il modo in cui il potere può ridurre le persone a corpi da controllare, torturare o eliminare, mettendo in luce la perdita di umanità che accompagna gli atti di violenza.

- La memoria e il trauma collettivo: Il libro riflette su come gli eventi traumatici non si limitano al momento in cui accadono, ma continuino a riverberare attraverso le vite dei sopravvissuti e delle generazioni future.

- La dignità e la resistenza umana: Nonostante l'orrore, Atti Umani celebra la capacità degli individui di resistere, ricordare e lottare per la propria umanità.

- Il corpo come testimonianza: I copi dei personaggi - feriti, mutilati, uccisi - diventano simboli potenti del legame tra storia, identità e sofferenza.

Stile

Han Kang adotta una prosa sobria e intensa, caratterizzata da un equilibrio perfetto tra empatia e distacco. le descrizioni sono spesso crude e viscerali, ma mai gratuite, con uno stile che invita il lettore a confrontarsi direttamente con la realtà degli eventi narrati.

La scelta di frammentare la narrazione in capitoli indipendenti, ciascuno con una voce distinta, riflette la frammentarietà della memoria e l'impossibilità di afferrare completamente un trauma collettivo.

Una delle caratteristiche più toccanti del romanzo è la capacità di Han Kang di trasformare il dolore in poesia. Le sue parole, pur nella loro durezza, riescono a trasmettere bellezza e compassione, creando un'esperienza di lettura al tempo stesso devastante e catartica.

Personaggi

I personaggi di Atti Umani non sono eroi nel senso tradizionale, ma persone comuni che si trovano a fronteggiare situazioni straordinarie. Dong-ho, con la sua innocenza e il suo coraggio, è il cuore pulsante del romanzo.

Gli altri narratori, tra cui un'amica di Dong-ho, un editore perseguitato, e una madre in lutto, arricchiscono la narrazione con le loro storie personali, offrendo una visone intima e sfaccettata delle conseguenze del massacro. Persino lo spirito di un personaggio defunto trova voce, in una delle parti più commoventi e simboliche del libro.

Il significato del titolo

Il titolo Atti Umani richiama sia le atrocità commesse durante il massacro, sia i gesti di compassione e solidarietà che emergono nonostante l'orrore. È un invito a riflettere sulla duplicità della natura umana: capace delle peggiori crudeltà, ma anche di straordinari atti di resistenza e amore.

Atti Umani è un romanzo straordinario, capace di illuminare le zone più oscure della storia e dell'animo umano con una scrittura di rara intensità. Han Kang ci costringe a guardare in faccia il dolore e l'ingiustizia, ma al tempo stesso ci offre un messaggio si speranza: la memoria e la dignità possono sopravvivere persino alla violenza più brutale.

Consigliato a che cerca una lettura intensa e riflessiva, Atti Umani è un libro che lascia il segno, spingendo il lettore a interrogarsi sul significato della sofferenza, della memoria e della resilienza umana. Un'opera necessaria, che conferma Han Kang come una delle voci più importanti della letteratura contemporanea.



domenica 12 gennaio 2025

Recensione: Un cuore così bianco di Javier Marías

 Pubblicato nel 1992, Un cuore così bianco di Javier Marías è un romanzo che intreccia riflessioni filosofiche, misteri e introspezione psicologica, con uno stile unico e inconfondibile. Questo capolavoro della letteratura contemporanea è un’indagine sulle relazioni umane, sul peso dei segreti e sull’irriducibile complessità della vita.

La trama

La storia si apre con una scena potente e inquietante: una donna appena sposata si spara al petto nella stanza accanto al marito e ai familiari. Questo evento, accaduto molti anni prima, è il cuore oscuro attorno al quale ruota l’intero romanzo.

Il protagonista e narratore, Juan, è un interprete che vive di parole, ma che si confronta con il silenzio e i segreti della sua famiglia. Appena tornato dal viaggio di nozze con la moglie Luisa, Juan si ritrova a riflettere sul proprio matrimonio, sulle dinamiche che lo sostengono e sulle implicazioni delle scelte fatte da chi lo ha preceduto.

Il passato si insinua nella sua vita presente, portando alla luce verità nascoste che mettono in discussione non solo il suo rapporto con Luisa, ma anche la natura stessa delle relazioni umane.

Tematiche

Javier Marías utilizza la trama per esplorare temi profondi e universali:

  • Il peso del passato: Il romanzo indaga come i segreti e le azioni delle generazioni precedenti possano influenzare la vita dei loro discendenti.
  • La natura del linguaggio: Juan, come interprete, è costantemente immerso nel mondo delle parole, che Marías utilizza per interrogarsi sulla loro capacità di rivelare o nascondere la verità.
  • Il matrimonio e l’intimità: L’autore esplora con acume psicologico il legame coniugale, mettendo in luce sia la complicità che le paure che lo accompagnano.
  • La moralità delle scelte: Un cuore così bianco riflette sul confine sottile tra il giusto e l’errato, tra ciò che deve essere detto e ciò che è meglio tacere.

Stile narrativo

Lo stile di Javier Marías è inconfondibile: elegante, ricco di digressioni e riflessioni. La prosa, quasi ipnotica, avvolge il lettore e lo invita a soffermarsi sui dettagli, sulle parole e sui silenzi. L’autore alterna momenti di introspezione profonda a dialoghi incisivi, creando un ritmo che incatena il lettore dalla prima all’ultima pagina.

Un aspetto distintivo del romanzo è il modo in cui Marías costruisce la tensione: non attraverso eventi esterni drammatici, ma tramite il progressivo svelamento di verità nascoste e il senso di inquietudine che accompagna ogni scoperta.

Personaggi

Juan è un narratore complesso e riflessivo, attraverso il quale il lettore esplora i temi e i dilemmi del romanzo. La sua relazione con Luisa è al centro della storia, ma è il suo rapporto con il padre, enigmatico e pieno di ombre, a dare profondità alla narrazione.

Anche i personaggi secondari, come il padre di Juan e le donne che popolano il suo passato, sono tratteggiati con grande cura, contribuendo a creare un quadro ricco e sfaccettato.

Il significato del titolo

Il titolo, Un cuore così bianco, fa riferimento a una battuta del Macbeth di Shakespeare, che richiama l’idea di colpa e purezza, di azioni che macchiano l’anima e di verità impossibili da cancellare. Questo tema percorre tutto il romanzo, che invita il lettore a riflettere su cosa significhi vivere con il peso dei propri segreti e delle proprie decisioni.

Conclusione

Un cuore così bianco è un romanzo che sfida il lettore a fermarsi, riflettere e ascoltare i silenzi tra le parole. Javier Marías ci offre una storia avvincente, ma anche un’opera profondamente filosofica che esplora il linguaggio, i legami e i limiti della comprensione umana.

Consigliato a chi ama i romanzi introspettivi, le storie che si sviluppano lentamente, lasciando spazio alla riflessione, e a chi cerca una scrittura raffinata e ricca di significato. Un cuore così bianco è un viaggio nel cuore delle relazioni umane e un’esplorazione del peso che le nostre scelte e i nostri segreti possono avere sulla vita.



domenica 22 settembre 2024

Recensione: Tokyo Express di Seichō Matsumoto

 Tokyo Express è un avvincente romanzo giallo del maestro giapponese Seichō Matsumoto, originariamente pubblicato nel 1958, ma tuttora capace di affascinare i lettori grazie alla sua trama intricata e ai suoi personaggi ben definiti. Il libro è un perfetto esempio di come Matsumoto sia in grado di fondere l’accuratezza del dettaglio investigativo con una narrazione coinvolgente e riflessiva.

La trama

La storia si apre con il ritrovamento dei corpi di un funzionario governativo, Kameda, e della sua presunta amante Fujiko, sulla spiaggia di una piccola città giapponese. Apparentemente, si tratta di un suicidio d'amore, un gesto disperato per sfuggire alle difficoltà della vita. Tuttavia, ben presto emerge che qualcosa non quadra: gli orari dei treni e alcuni dettagli secondari iniziano a far vacillare questa versione. Qui entra in gioco l'ispettore Mihara, un detective meticoloso e acuto, che non si accontenta delle spiegazioni superficiali. Da un semplice dubbio, Mihara comincia a scavare più a fondo, svelando una trama molto più complessa e oscura.

Tematiche e atmosfere

Uno dei punti di forza del romanzo è l’ambientazione: la precisione quasi ossessiva con cui Matsumoto descrive gli orari dei treni, le tratte ferroviarie e le dinamiche della burocrazia giapponese degli anni '50 crea un'atmosfera di crescente tensione e mistero. L’autore riesce a trasformare una routine quotidiana – come prendere un treno – in un elemento centrale del thriller.

La critica sociale è un altro aspetto interessante di Tokyo Express. Matsumoto ci offre uno spaccato della società giapponese dell’epoca, in cui l'apparenza e l'onore hanno un peso determinante nelle scelte delle persone. Il romanzo pone domande sulle pressioni sociali e sulla corruzione, offrendo uno sguardo critico e non idealizzato del Giappone postbellico.

Stile narrativo

Lo stile di Matsumoto è asciutto e diretto, senza fronzoli, ma proprio per questo riesce a catturare il lettore sin dalle prime pagine. La sua prosa è essenziale, ma ricca di tensione, con una grande attenzione ai dettagli che diventano fondamentali per la risoluzione del mistero. La trama è costruita con precisione millimetrica, e ogni elemento, anche il più insignificante, assume un ruolo cruciale nel dipanarsi degli eventi.

Personaggi

I personaggi, in particolare l'ispettore Mihara, sono ben delineati. Mihara non è il classico detective infallibile, ma un uomo tenace, riflessivo, capace di guardare oltre l'apparenza. È un personaggio che, nonostante la sua professionalità, conserva una profonda umanità e sensibilità, rendendolo immediatamente empatico agli occhi del lettore.


Conclusione

Tokyo Express è un classico del genere giallo, che combina un’indagine intricata con una critica sociale acuta. È un libro che colpisce non solo per la sua trama ben costruita, ma anche per la sua capacità di evocare un Giappone ricco di contraddizioni e in piena trasformazione. Se sei un amante dei gialli psicologici, delle atmosfere noir e dei misteri che si svelano lentamente, questo libro è una lettura imprescindibile.



martedì 28 novembre 2023

Trilogia della frontiera - Cormac McCarthy

Cavalli selvaggi 

siamo nel Texas del 1949. Lacerato ogni legame che lo stringeva alla terra e alla famiglia, John GradyCole sella il cavallo e insieme all'amico Rawlins si mette sull'antica pista che conduce alla frontiera e piú in là nel Messico, inseguendo un passato nobile, e forse, mai esistito. 

In Oltre il confine

quando il destino gli offre l'occasione di passare la frontiera, il giovane Billy Parham compie la sua scelta e dirige il cavallo verso il Messico insieme al fratello Boyd. Billy ha appena catturato una lupa ferita che si stava accanendo sul bestiame della famiglia e ha deciso di non consegnarla al padre, che la ucciderebbe, ma di riportarla sulle montagne messicane per restituirla al suo mondo. 

Città della pianura

 inizia dove arrivavano i primi due romanzi. All'inizio degli anni Cinquanta John Grady Cole e Billy Parham lavorano in un ranch tra il Texas e il Messico. Insieme allevano cavalli, ascoltano sotto le stelle i racconti dei vecchi cowboys, si divertono al bar o al bordello. E al bordello John Grady incontra una sedicenne cosí bella da cambiargli la vita. Cosí contesa da costringerlo a scontrarsi con il suo protettore-filosofo Eduardo, in un duello allo stesso tempo epico e metafisico. 

Un romanzo epico, con la sua narrazione esemplare ricca e dettagliata. Un libro a tratti scorrevole ed a tratti lento ma sempre piacevole nella lettura.


martedì 1 agosto 2023

Underworld - Don Delillo

 Salve a tutti amici e amiche lettrici. Come state? Spero tutto bene, e spero che anche le vostre letture vadano a gonfie vele. E da un po' di tempo che non scrivo sul mio blog, anzi direi che è da tantissimo. Ma da oggi in poi le cose cambieranno. Ora bando alle chiacchiere a arriviamo al protagonista di quest'articolo. 

Oggi voglio parlarvi di un romanzo che mi ha portato via tante energie e concentrazione nel mese di luglio ormai trascorso. Un romanzo impegnativo, ma allo stesso tempo carico di energie. Un mattone di novecento pagine, che sanno mantenervi incollati ad esso pagina dopo pagina. 

Il libro in questione è Underworld scritto da Don Delillo edito dalla casa editrice Einaudi. Questo romanzo è considerato da molti critici e lettori uno dei migliori lavori dello scrittore statunitense Delillo, nonchè vincitore di numerosi premi. Underworld viene considerato anche un esempio molto significativo della letteratura post moderna americana. 

TRAMA
“ La palla non portava né fortuna né sfortuna. Era un oggetto che passava di mano. Ma spingeva la gente a raccontargli cose, confidargli segreti di famiglia e storie personali inconfessabili, a singhiozzare di cuore sulla sua spalla. Perché sapevano che lui era il loro, come dire, il loro preziosissimo strumento di sfogo. Le loro storie avrebbero assunto un rilievo diverso, e sarebbero state assorbite da qualcosa di molto vasto, il lungo viaggio della palla stessa e l'assurda marcia di Marvin nel corso de decenni." 
La vicenda inizia nel mese di ottobre 1951, dove un ragazzino di colore riesce ad entrare di soppiatto nello stadio, in cui, si sta giocando la storica partita di baseball tra i New York Giants e i Brooklyn Dodgers. Nel nono in inglese della partita, il famoso battitore Bobby Thomson effettua un memorabile fuoricampo, dando la vittoria ai New York Giants conquistando cosi il campionato. Nella realtà non si che fine abbia fatto la pallina colpita da Thomson, ma nel romanzo il ragazzino riesce a impossessarsi di questo meraviglioso cimelio, che poi in seguito gli verrà sottratto dal padre, il quale poi la venderà. Per trentadue dollari.
Il romanzo si divide in otto blocchi, che raccontano la storia di Manx Martin, il padre di Cotter ( il primo possessore della palla da baseball ), durante i giorni che seguono la celebre partita. In quest'occasione, nel romanzo compare una pagina con lo sfondo completamente nero che fa da divisorio. Ogni parte del libro è divisa in vari capitoli e presenta una struttura propria. Il prologo ci parla della partita di baseball, le prime quattro parti invece raccontano le vicende dei personaggi nel determinato periodo storico, la quinta parte invece rappresenta brevi frammenti all'interno di ogni capitolo con la storia di personaggi secondari. La sesta invece ci illustra pochi personaggi ed è ambientata tutta nel quartiere italiano del Bronx.

STILE 
Molto elementi presenti in questo romanzo, sono tipici della letteratura post moderna dove lo scrittore Delillo è uno degli esponenti più noti. Il tema chiave di questo romanzo, è sicuramente quella della spazzatura rappresentato dal protagonista Nick Shay, operatore del settore di smaltimento rifiuti. Il personaggio, per via delle sue origini italoamericane nel Bronx e di alcuni ragionamenti che esprime, può essere considerato un alter ego dello scrittore. Durante la lettura del libro, possiamo vedere che ogni tanto compaiono alcune parole italiane anche dialettali. Un altro tema e quello dell'incombenza della bomba atomica. Lo stile è frammentato, come un montaggio cinematografico in cui si intersecano spesso dialoghi diversi tra loro e pensieri dei vari personaggi. Inoltre l'ambientazione è datata nel tempo, dove vediamo che vengono rappresentate molte situazioni ed epoche differenti, vicende personali che si intrecciano alla storia mondiale, classi sociali alte e basse, quartieri malfamati e salotti culturali, il tutto in un impatto multirazziale reso crudo, ironico e dinamico.



domenica 15 maggio 2022

Recensione " L' isola di Arturo " di Elsa Morante

 Salve a tutti cari amici lettori, dopo una lettura intensa di questo meraviglioso romanzo, oggi voglio dirvi quelle che sono le mie personali impressioni.

Parto dal concetto che questo è un romanzo di una bellezza unica. La scrittura di essa, è molto descrittiva e al tempo stesso si presenta molto molto scorrevole lasciandosi leggere senza riscontrare alcun tipo di blocco e di noia da parte del lettore.

Leggendo questo romanzo, le mie considerazioni non possono essere che positive. Gia dalle prime pagine vediamo un Arturo Gerace protagonista assoluto di questo romanzo, innamorato di suo padre Willem che viene visto dal figlio come un'idolo, una leggenda, da voler imitare al più presto. Nella lettura ci scontriamo con la sofferenza di Arturo nato senza madre, e con un padre che e sempre fuori nei suoi lunghi viaggi. 
Arturo oltre all'amore incondizionato verso il padre, non riesce a staccarsi dal suo castello, nominato il castello dei Guaglioni, e dalla sua amata isola di Procida.
Durante la lettura, vediamo che entra a far parte nella vita del protagonista una nuova entità, quella della matrigna chiamata Nunziata. Nei primi momenti, Arturo la tratta con estrema indifferenza, ma poi pian piano scopre che egli si innamora di lei.
L' isola di Arturo, e un romanzo che mette in primo pianto tre punti fondamentali, che solo leggendo il libro il lettore riesce a percepire che sono: La libertà, l'amicizia, l'amore, la disperazione e il dolore.

- La libertà, la possiamo percepire nella vita che il protagonista conduce nella sua quotidianità sull'isola di Procida.

- L'amicizia, la possiamo percepire dai racconti del protagonista, dove i suoi unici amici, erano la sua fedele cagnolina " Immacolatella " e il suo fedele " Silvestro "

- L'amore, lo possiamo percepire nel modo in cui Arturo parla del padre Willem, e di tutte le difese che lui prende nei suoi confronti, quando essi viene insultato con nomignoli di disprezzo. 

- La disperazione e il dolore, li percepiamo quando il protagonista Arturo lascia la sua amata isola di Procida, e con esso, lascia alle sue spalle anche il dolce ricordo di suo padre.

Trama:


L'isola di Arturo racconta le vicende di un ragazzo di nome Arturo, orfano di madre e molto attaccato al padre, il quale però si disinteressa di lui lungo tutto il corso della sua vita. Arturo vive in una triste solitudine senza famiglia né amici.


lunedì 9 maggio 2022

I libri che mi accompagneranno nel mese di Maggio

 


Salve a tutti amici, oggi voglio illustrarvi i libri che mi faranno compagnia in questo mese. I libri non sono stati scelti con un criterio preciso, o, per qualche motivo principale, ma mi sono sentito chiamare da loro.

Cominciamo:

Il primo libro che voglio mostrarvi e il libro di Viola Ardone dal titolo "Oliva Denaro " edito dalla casa editrice "Einaudi editore "

Il secondo libro che voglio mostrarvi è il libro, di Pierpaolo Pasolini dal titolo " Ragazzi di Vita " edito dal " Corriere della sera " ( un edizione che trovai in un'edicola della mia città per il centesimo anno di Pasolini ).

Il terzo libro che voglio mostrarvi è il libro di, Kazuo Ishiguro dal titolo " Non lasciarmi " edito dalla casa editrice " Einaudi editore "

Il quarto libro che voglio mostrarvi è il libro, di Abe Kōbō dal titolo " Quaderno canguro " edito dalla casa editrice " atmospherelibri.


Trama:

Viola Ardone - Oliva Denaro



Oliva Denaro è una ragazzina che vive in un paese della Sicilia. Cosimino, suo fratello, può correre, far tardi, può esercitare una libertà che a lei è negata. Perché Oliva Denaro è nata donna e come le dice sempre la madre, la donne che è come una brocca, chi la rompe se la piglia.

Trama:

Kazuo Ishiguro - Non lasciarmi


Kathy, Tommy e Ruth vivono in un collegio, Hailsham, immerso nella campagna inglese. Non hanno genitori, ma non sono neppure orfani, e crescono insieme ai compagni, accuditi da un gruppo di tutori, che si occupano della loro educazione. Fin dalla più tenera età nasce fra i tre bambini una grande amicizia.

Trama:

Pierpaolo Pasolini - Ragazzi di Vita


La narrazione ruota attorno a Riccetto e a un gruppo di amici che vivono il passaggio dall'adolescenza alla prima gioventù in una Roma in trasformazione. Ognuno s'arrangia come può, cercando di accaparrarsi merci d'ogni genere: copertoni, tubi, forme di formaggio, ferro.

Trama:

Abe Kōbō - Quaderno canguro



Un comune impiegato si risveglia una mattina con le gambe ricoperte da germogli di ravanello giapponese, il daikon. In preda al panico, si rivolge a una clinica dermatologica, dove viene operato d'urgenza da una misteriosa equipe medica.


Ecco amici i libri che mi faranno compagnia. Avete letto qualcosa? Se si, fatemi sapere quale, e cosa ne pensate.



domenica 8 maggio 2022

Consiglio di lettura

 Il libro che voglio proporvi oggi, è il libro scritto da Viola Ardone dal titolo " Oliva Denaro " edito da Einaudi editore.

Trama:

E' il 1960, Oliva Denaro ha quindici anni, abita in un paesino della Sicilia e fin da piccola sa glielo ripete ossessivamente la madre che la " femmina è una brocca, chi la rompe se la piglia". Le piace studiare e imparare parole difficili, correre " a scattafiato ", copiare di nascosto su un quaderno i volti delle stelle del cinema ( anche se i film non può andare a vederli, perchè fanno venire i grilli per la testa, cercare le lumache con il padre, tirare le pietre con la fionda a chi schernisce il suo amico Saro. Non le piace invece l'idea di avere " il marchese ", perchè da quel momento in poi queste cose non potrà più farle, e dovrà difendersi dai maschi per arrivare intatta al matrimonio. 

Quando il tacito sistema di oppressione femminile in cui vive la costringe ad accettare un abuso, Oliva si ribella e oppone il proprio diritto di scelta, pagando il prezzo di quel no.

L'autrice Viola Ardone, sa trasformare la Storia in storia raccontando le contraddizioni dell'amore, tra padri e figlie, tra madri e figlie, e l'ambiguità, del desiderio, che lusinga e spaventa sopratutto se imposto.


Recensione : La notte del cuore di Nathacha Appanah

Ci sono libri che raccontano il dolore. E poi ci sono libri che provano a restituire un nome, un volto e una voce a chi quel dolore lo ha su...