lunedì 31 marzo 2025

Recensione: Il Muro di Jean-Paul Sartre

 Jean-Paul Sartre, uno dei più grandi filosofi e scrittori del Novecento, pubblicò Il Muro (Le Mur) nel 1939, una raccolta di cinque racconti che incarnano perfettamente il pensiero esistenzialista e l'assurdità della condizione umana. Con uno stile diretto e tagliente, Sartre ci immerge in situazioni estreme, nelle quali i protagonisti dei racconti si trovano davanti a scelte impossibili, svelando la fragilità dell'uomo e la sua incapacità di dare un senso assoluto alla propria esistenza. 

I racconti della raccolta esplorano i temi della libertà, della morte, dell'alienazione e della responsabilità, attraverso personaggi intrappolati in situazioni di oppressione fisica e mentale. La narrazione è spietata, intensa e spesso molto angosciante, ma proprio per questo profondamente rivelatrice.

I racconti della raccolta presenti nel libro sono: "Il Muro, La Camera, Erostrato, Intimità, Infanzia di un capo.

Il Muro: Il racconto che dà il titolo all'intera raccolta è uno dei più celebri e rappresentativi della poetica di Sartre. Ambientato durante la guerra civile spagnola, segue la storia di Pablo Ibbieta, un prigioniero condannato a morte che trascorre la sua ultima notte in cella con altri due uomini, anch'essi destinati all’esecuzione. La narrazione si concentra sul terrore dell'attesa, sull’impossibilità di dare un senso alla morte imminente e sulla cruda indifferenza del destino. Ma l'ironia tragica della vita interviene nel finale, trasformando una scelta apparentemente casuale in un'amara beffa.

La Camera: In questo secondo racconto lo scrittore Jean-Paul Sartre affronta il tema della malattia mentale e dell’incomunicabilità. Eve, la protagonista, vive con suo marito Pierre, un uomo che soffre di allucinazioni e paranoie. Il loro rapporto è segnato da un isolamento crescente, nel quale la realtà e la follia si mescolano. Sartre ci mostra come la mente umana possa diventare una prigione e come l'amore, anziché rappresentare una via di fuga, possa trasformarsi in un'ulteriore catena.

Erostrato: Nel terzo racconto il protagonista è un uomo che prova un profondo disprezzo per l'umanità e che coltiva fantasie di distruzione e violenza. Sentendosi invisibile e insignificante, decide di commettere un atto eclatante per affermare la propria esistenza. Il racconto è un viaggio nella psiche di un uomo alienato, che rappresenta l’estremo sviluppo dell'angoscia esistenziale.

Intimità: Qui nel quarto racconto lo scrittore esplora le dinamiche di coppia attraverso la storia di una donna, Lulu, che cerca disperatamente di liberarsi da un matrimonio infelice. Il racconto si concentra sulle illusioni dell'amore, sulla paura della solitudine e sulla difficoltà di affermare la propria indipendenza. Lulu incarna il tormento di chi cerca di sfuggire a una condizione oppressiva, ma si trova di fronte alla crudele realtà delle proprie scelte. 

Infanzia di un capo: Nell' ultimo racconto lo scrittore ci illustra una riflessione sulla formazione dell'identità e sulla genesi del potere. Narra la crescita di Lucien, un giovane borghese francese che attraversa un percorso di autodistruzione e smarrimento fino ad abbracciare un’ideologia autoritaria e fascista. Sartre mostra come l'educazione, le aspettative sociali e le frustrazioni personali possano trasformare un essere umano in un despota in cerca di dominio sugli altri.

Le tematiche presenti in questo libro sono: " L'angoscia e la libertà, l'assurdo della vita, l'alienazione e l'incomunicabilità, la crudeltà del destino.

L'angoscia e la libertà: L'uomo è condannato a essere libero, ma questa libertà è anche un peso insopportabile. I personaggi dei racconti si trovano a confrontarsi con scelte estreme, ma si rendono conto che non esiste un senso prestabilito nella loro esistenza.

L'assurdo della vita: Sartre, influenzato dal pensiero di Camus, mostra come la vita umana sia priva di significato assoluto. I suoi protagonisti cercano delle risposte, ma si scontrano con l’indifferenza del mondo .

L’alienazione e l'incomunicabilità: Ogni personaggio vediamo che vive in una sorta di isolamento esistenziale. Che sia una cella, una camera o il proprio stesso corpo, gli individui sono intrappolati in una realtà dalla quale non possono fuggire.

La crudeltà del destino: La vita non segue un disegno morale. Gli eventi accadono senza un senso e spesso le scelte fatte si rivelano inutili o addirittura controproducenti. Questo si vede chiaramente nel finale de Il Muro, in cui un gesto casuale porta un esito inatteso e tragicamente ironico.

Sartre scrive con uno stile asciutto e spietato, senza molti fronzoli o inutili abbellimenti. Le sue descrizioni sono dirette, a volte quasi brutali, e riescono a trasmettere con efficacia il senso dell'angoscia e oppressione che permea ogni racconto. La narrazione è in gran parte focalizzata sulla dimensione psicologica, con una profonda introspezione dei personaggi. Il lettore viene trascinato nei loro pensieri più oscuri, costretto a confrontarsi con le loro paure, i loro dubbi e le loro debolezze.

Il titolo Il Muro è metaforico, rappresenta la barriera insormontabile tra l'uomo e il senso della vita, tra il desiderio di controllo e l’inevitabilità del caos. È un simbolo dell’impossibilità di sfuggire alla propria condizione esistenziale, della prigionia che ogni essere umano sperimenta nel confronto con la realtà.

Il Muro di Jean-Paul Sartre è un opera fondamentale per comprendere l'esistenzialismo e il pensiero dello stesso scrittore. Attraverso cinque racconti incisivi e disturbanti, l'autore ci mette di fronte alla crudezza dell'esistenza umana, alle illusioni con cui cerchiamo di colmare il vuoto della vita e alla terribile consapevolezza che, in fin dei conti, siamo soli di fronte al nostro destino. Un libro che scuote, che lascia il lettore con un senso di inquietudine e di profonda riflessione.

Questo romanzo di Sartre è consigliato ad un pubblico di lettori che è interessato alla filosofia esistenzialista, per chi ama la letteratura che va ad esplorare la condizione umana in modo spietato e profondo, oppure a chi vuole leggere racconti che lasciano un segno, mettendo in discussione le certezze quotidiane.


Recensione : Malbianco di Mario Desiati

 Dopo il successo di Spatriati, vincitore del premio Strega del 2022, Mario Desiati torna con un nuovo romanzo dal titolo Malbianco, un romanzo che affonda le radici nelle leggende e nelle contraddizioni della Puglia, trasformandole in un racconto intenso, onirico e profondamente inquietante. Un libro che si muove tra realtà e immaginazione, mescolando il folklore locale con una riflessione sulla diversità, sulla paura dell'ignoto e sul bisogno di appartenenza. 

Con una scrittura potente e suggestiva, Desiati ci traporta in un mondo sospeso tra il mito e la modernità, dove i protagonisti devono confrontarsi con l'eredità delle loro terre e con i fantasmi che popolano il passato e il presente.

Trama

Il romanzo segue la storia di un giovane uomo che torna nella sua terra d'origine, la Puglia, per confrontarsi con un mistero che lo ha sempre inquietato. Fin da bambino ha sentito parlare di "Malbianco", una presenza oscura che aleggia sulle campagne e sui paesi del Sud, qualcosa a metà tra una maledizione e una condizione esistenziale. Il Malbianco non è solo un fenomeno soprannaturale, ma anche una metafora della paura dell'altro, della diversità, della solitudine. Mentre il protagonista cerca di capire il significato di questa leggenda, si trova ad affrontare le proprie radici, il peso dell'identità e il senso di smarrimento che lo accompagna da sempre. La narrazione si sviluppa su più piani temporali, alternando il presente del protagonista con episodi del passato, storie di uomini e donne che hanno vissuto nell'ombra del Malbianco, testimoni di eventi inspiegabili e spesso tragici. In questo intreccio di voi, emergono le paure collettive di una comunità e il modo in cui esse influenzano le vite individuali.

Tematiche principali

Il folklore e la paure dell'ignoto: Il Malbianco è un'entità indefinita, che affonda le radici nella tradizione popolare e nelle credenze locali. Desiati esplora il modo in cui il folklore influenza la vita delle persone, diventando un mezzo per spiegare l'inspiegabile e per dare forma alle paure collettive.

L'identità e l'appartenenza: Il protagonista è un uomo diviso tra il desiderio di fuggire e il bisogno di riconoscersi nelle proprie radici. Il ritorno nella sua terra lo mette di fronte a una serie di domande: si può davvero sfuggire alla propria origine? E quanto il passato determina il nostro futuro?

La diversità e l'emarginazione: Il Malbianco non è solo una presenza spaventosa, ma anche una metafora della diversità, di tutto ciò che viene percepito come estraneo e quindi rifiutato dalla comunità. Il romanzo affronta il tema dell'esclusione e della paura del diverso, mostrando come queste dinamiche siano ancora fortemente radicate nella società.

La memoria e il passato: La storia del protagonista si intreccia con le voci di chi lo ha preceduto, creando un dialogo tra generazioni. Desiati riflette sul peso della memoria, sul modo in cui le storie del passato continuano a vivere nel presente e a condizionare le scelte individuali.

Lo stile

Lo scrittore Mario Desiati adotta una scrittura evocativa e poetica, capace di restituire il fascino oscuro delle leggende e il senso di inquietudine che permea l'intero romanzo. Il ritmo della narrazione alterna momenti di grande tensione a passaggi più introspettivi, creando un'atmosfera sospesa e suggestiva. La struttura del libro è frammentaria, con salti temporali e cambi di prospettiva che contribuiscono a rendere il racconto ancora più affascinante e complesso. Il lettore si trova immerso in una storia che sfugge a ogni definizione netta, proprio come il Malbianco stesso.

I personaggi

Il protagonista: Un uomo in cerca di risposte, diviso tra il desiderio di fuga e il bisogno di confrontarsi con il proprio passato.

Gli abitanti del paese: Testimoni di eventi inspiegabili, legati da una rete di superstizioni e paure tramandate di generazione in generazione.

Il Malbianco: Più che un personaggio, è una presenza costante, un'ombra che incombe sulla narrazione e che assume forme diverse a seconda di chi lo racconta.

Il significato del titolo

Il titolo Malbianco racchiude l'essenza del romanzo: il bianco, tradizionalmente associato alla purezza, qui diventa qualcosa di minaccioso, un'ombra luminosa che confonde e disorienta. E' un ossimoro che esprime perfettamente il senso di inquietudine e ambiguità che pervade l'intera storia.

Conclusione

Malbianco è un romanzo intenso e allo stesso tempo magnetico, che mescola il fascino delle leggende popolari con una riflessione profonda sull'identità, sulla paura e sul senso di appartenenza. Lo scrittore Mario Desiati conferma ancora una volta la sua capacità di raccontare il Sud Italia con una voce unica, capace di coglierne le contraddizioni, le bellezze e le inquietudini. Un libro che cattura e inquieta, che fa riflettere e che lascia il lettore con più domande che risposte, come una grande storia che affonda le radici nel mito.
Questo libro è consigliato a coloro che amano le storie d'amore che intrecciano realtà e leggenda, consigliato a chi è affascinato dalle tradizioni e dalle credenze popolari, consigliato a chi cerca un romanzo evocativo, capace di coinvolgere emotivamente, consigliato soprattutto a chi ha apprezzato il libro Spatriati e vuole scoprire un nuovo lato della scrittura di Desiati.


mercoledì 26 marzo 2025

Recensione : Le navi perdute del capitano Franklin di Luigi Guarnieri



 
Luigi Guarnieri, autore noto per la sua capacità di intrecciare fiction e realtà storica, con questo libro che prende il titolo " Le navi perdute del capitano Franklin" ci trasporta in uno dei più affascinanti e inquietanti misteri della storia delle esplorazioni. Il romanzo ripercorre la tragica spedizione artica di Sir John Franklin, scomparsa nel 1845 mentre cercava di trovare il Passaggio a Nord-Ovest. Guarnieri ricostruisce gli eventi con un modo di scrivere avvincente, alternando narrazione storica e immaginazione, restituendo al lettore un'avventura epica fatta di gelo, coraggio e disperazione.

Trama

Nel 1845, il capitano John Franklin salpa dall' Inghilterra con due navi , la Erebus e la Terror, con l'obiettivo di trovare il leggendario Passaggio a Nord-Ovest, la rotta che avrebbe collegato l'Atlantico al Pacifico attraverso il ghiaccio dell'Artico. Ma la spedizione si trasforma in una vera e propria tragedia: dopo essere rimaste intrappolate nei ghiacci, le navi scompaiono nel nulla e per oltre un secolo il loro destino rimane un vero e propio enigma.
Attraverso una narrazione che fonde documenti storici, testimonianze e un tocco di fiction, lo scrittore ricostruisce gli ultimi giorni degli uomini di Franklin, esplorando il loro lento sprofondare nella follia, nella fame e nella disperazione più totale. Ma il romanzo non si ferma al passato: ma si spinge oltre fino alle moderne ricerche archeologiche e ai tentativi di riportare alla luce i resti delle due navi, ritrovate soltanto nel 2014 e nel 2016.

Tematiche 

L'ossessione per l'ignoto: Il romanzo esplora il fascino e il pericolo delle grandi esplorazioni. Franklin e i suoi uomini incarnano lo spirito dell' Ottocento, l'ossessione dell'uomo occidentale per la conquista di territori inesplorati, spesso a costo della vita.

L'isolamento e la sopravvivenza: Bloccati nei ghiacci per anni, gli uomini della spedizione si trovano ad affrontare condizioni molto estreme come: il freddo, la fame, la solitudine e la paura della morte imminente. Lo scrittore Guarnieri descrive con realismo e tensione psicologica il lento declino fisico e mentale dell’equipaggio.

Il mistero storico: La scomparsa della spedizione Franklin ha generato numerose teorie: dalla fame al cannibalismo, dall’avvelenamento da piombo alle allucinazioni causate dallo scorbuto. Il romanzo raccoglie molte ipotesi e le fonde in un racconto avvincente, tra storia e immaginazione.

L'incontro tra culture: Un aspetto importante e allo stesso tempo interessante del romanzo è il ruolo delle popolazioni Inuit, che per secoli hanno tramandato storie sugli uomini bianchi perduti nei ghiacci. Le loro testimonianze, inizialmente ignorate dagli europei, si rivelano fondamentali per la risoluzione del mistero.

Lo stile

Lo scrittore Luigi Guarnieri adotta uno stile di scrittura coinvolgente, che mescola il rigore della ricerca storica con la forza evocativa del romanzo d'avventura. La narrazione è fluida, capace di alternare momenti di tensione, descrizioni molto suggestive e riflessioni profonde sul senso della scoperta e della morte.

Conclusione

Le navi perdute del capitano Franklin, è un romanzo affascinante e ben documentato, che unisce il fascino della storia al ritmo della narrativa moderna. Perfetto per chi ama i racconti di esplorazione, i misteri irrisolti e le storie di uomini al limite dell'umana sopportazione. Questo libro è consigliato a tutti i lettori: che amano storie di esplorazioni, romanzi basati su eventi reali, oppure per chi cerca un libro avvincente e al tempo stesso ricco di suspense.



lunedì 24 marzo 2025

Recensione: Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio di Remo Rapino

 Vincitore del Premio Campiello 2020, Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio è un romanzo che colpisce per la sua intensità emotiva e la sua originalità stilistica. Remo Rapino ci racconta la vita di un uomo ai margini della società, un "cocciamatte" ( come lui stesso si definisce ) che attraversa il Novecento con lo sguardo ingenuo e disincantato di chi osserva il mondo senza riuscire a farne davvero parte.

Con una scrittura unica, che mescola oralità, dialetto e poesia, il romanzo si configura come una lunga confessione, un monologo interiore che si snoda tra ricordi, pensieri e visioni. Liborio, protagonista e voce narrante, è un personaggio indimenticabile, capace di suscitare tenerezza, rabbia e malinconia in egual misura.

Trama

Il romanzo è il racconto della vita di Bonfiglio Liborio, un uomo nato nel 1926 in un piccolo paese dell'Abruzzo. Cresciuto senza padre, con un madre affettuosa ma impotente di fronte alla crudeltà del mondo, Liborio si distingue fin da bambino per il suo modo di essere diverso dagli altri: un pò strambo, un pò sognatore, etichettato subito come "cocciamatte" (pazzo).
La sua vita attraversa gli eventi principali della storia italiana del Novecento: il fascismo, la guerra, il dopoguerra, il boom economico, fino agli anni più recenti. Liborio passa dalla miseria dell'infanzia all'esperienza del lavoro in fabbrica, subisce la brutalità del manicomio e conosce la durezza della vita di strada. Eppure, nonostante tutto, conserva uno sguardo innocente e poetico sulla realtà, come se, pur consapevole della crudeltà del mondo, riuscisse ancora a meravigliarsi delle piccole cose.
Il romanzo si chiude, con un epilogo struggente, che porta a compimento il percorso esistenziale di Liborio in un modo che lascia il lettore con un nodo in gola.

Tematiche

In questo romanzo le tematiche che si evidenziano sono:

L'emarginazione e la diversità: Bonfiglio Liborio è un uomo ai margini, un escluso, uno che la società non sa dove collocare. Fin da piccolo viene considerato "diverso", e questa diversità lo segna per tutta la vita: nel lavoro, nei rapporti umani, nell'esperienza del manicomio. Rapino racconta con grande sensibilità il dolore dell'emarginazione, ma senza mai cadere nel vittimismo.

La storia vista dai dimenticati: Il romanzo è anche un viaggio nella storia italiana del Novecento, ma visto dalla prospettiva di chi non ha voce nei libri di storia. Liborio attraversa gli eventi epocali senza comprenderli del tutto, subendoli più che vivendoli. Eppure, proprio questo sguardo marginale ci offre una prospettiva inedita e autentica.

La follia e la normalità: Cos'è davvero la follia? Liborio è pazzo o è semplicemente un uomo che vede il mondo in modo diverso? La sua esperienza nel manicomio mostra la crudeltà di un sistema che per decenni ha rinchiuso e annientato chi non si conformava. Rapino denuncia questa realtà con una scrittura che alterna ironia e tragedia, facendo emergere la fragilità della linea che separa la normalità dalla follia.

La sincerità in cerca di amore: Liborio è un uomo solo, che cerca disperatamente affetto e comprensione. Il suo rapporto con la madre, con in pochi amici che incontra lungo il suo cammino, con le donne che ama senza essere ricambiato, è sempre segnato da un senso di mancanza e incompiutezza. Eppure, nonostante le delusioni, non smette mai di cercare il calore umano.

Il linguaggio come espressione dell'identità: Uno degli aspetti più originali del romanzo è la sua lingua. Rapino costruisce un linguaggio che mescola dialetto, espressioni popolari, frammenti poetici e un flusso di coscienza che rispecchia perfettamente il modo di pensare di Liborio. Questa scelta stilistica rende il romanzo unico e avvicina il lettore al mondo interiore del protagonista.

Stile

Il romanzo è scritto in prima persona, come se fosse un lungo monologo di Liborio, La sua voce è autentica, sgrammaticata, piena di espressioni dialettali e di ripetizioni che danno ritmo alla narrazione. Questo stile restituisce un senso di immediatezza e verità, come se Liborio stesse davvero raccontando la sua vita in tempo reale. 
Il flusso narrativo è spezzato, fatto di pensieri che si rincorrono, di frasi che si interrompono, di immagini poetiche che emergono all'improvviso. Questo rende la lettura intensa e coinvolgente, anche se inizialmente può richiedere in pò di adattamento.

Personaggi

Bonfiglio Liborio: il protagonista assoluto, un uomo fragile ma incredibilmente forte, un'anima pure che il mondo non riesce a comprendere. La sua voce è unica, commovente e molto spesso ironica.

La madre di Liborio: Figura dolce e amorevole, ma impotente di fronte alle ingiustizie subite dal figlio.

I compagni di lavoro e gli amici di strada: Uomini e donne segnati dalla vita, ognuno con la propria storia fatta di dolore e resistenza.

I medici del manicomio: Simbolo di un sistema che, invece di curare, opprime e annienta chi è considerato diverso. 

Il significato del titolo

Il titolo Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio richiama le agiografie medievali, come se Liborio fosse un santo laico, un uomo semplice e puro che attraversa la vita come un pellegrinaggio. I "miracoli" del titolo non sono eventi soprannaturali, ma piccoli atti di resistenza quotidiana, gesti di bontà e di umanità in un mondo crudele.

Conclusione

Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio è un romanzo straordinario, che lascia il segno nel cuore del lettore. Remo Rapino riesce a creare un personaggio indimenticabile, che incarna la bellezza e la sofferenza di chi è diverso, di chi non si conforma alle regole della società.
È un libro che fa riflettere sulla follia, sulla solitudine, sulla storia e sull’importanza di ascoltare le voci degli ultimi. Il linguaggio innovativo, l'intensità emotiva e la profondità dei temi lo rendono un'opera imperdibile per chi ama la letteratura che sa far emozionare e far pensare.



Recensione - Bianco di Marco Missiroli

Ci sono romanzi che raccontano il razzismo come un fatto storico e altri che scelgono una strada più difficile: entrare nella coscienza di c...