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giovedì 27 novembre 2025

Recensione: Tanta ancora Vita di Viola Ardone

 In Tanta ancora Vita, Viola Ardone ci regala un romanzo intimo e potente, che riesce ad intrecciare la guerra moderna e l’amore materno con la speranza fragile di chi ha perso tutto, ma non rinuncia alla vita. E’ una storia a più voci, ma il suo vero cuore pulsa nell’incontro inaspettato tra Vita, una donna segnata da un lutto devastante, e Kostya, un ragazzo ucraino di dieci anni che arriva da solo a Napoli.


La mattina in cui Vita apre la porta di casa e vede Kostya accoccolato sullo zerbino, la sua esistenza, già segnata dalla sofferenza, cambia per sempre. Il bambino non parla la sua lingua, porta con sé la foto di una madre che non ha mai conosciuto, e un indirizzo come speranza fragile. Il padre di Kostya è al fronte, in mezzo al conflitto ucraino, e la sua assenza pesa come una ferita aperta.


Vita, invece, è una donna che ha perso un figlio quattro anni prima. Le sue giornate scorrono tra il silenzio e la malinconia, la solitudine e il vuoto. L’arrivo di Kostya è un atto di grazia e di rottura, un destino che bussa alla sua porta per restare.


A fare da ponte tra loro c’è Irina, la nonna di Kostya, una donna di grande dignità, domestica a Napoli, che parla italiano con la grazia di un poeta e custodisce dentro di sé il desiderio di ricomporre la propria famiglia. Quando il padre di Kostya viene dato per disperso, Irina decide di tornare nel suo paese, e Vita, d’impulso, la segue. E’ un viaggio per salvare un altro e forse anche per salvarsi.


In questo romanzo che la scrittrice ci offre, vediamo che fanno capolino moltissimi temi importanti. Uno di questi è il rapporto tra Vita e Kostya. Non è una semplice adozione emotiva, ma è un tentativo di guarigione reciproca. Vita torna a prendersi cura perché sente che farlo è l’unico modo per dare un senso al vuoto che la abita. Un’altro punto molto importante è il conflitto in Ucraina. Non è solo uno sfondo storico, ma una presenza concreta e dolorosa. Le sue conseguenze si riflettono nelle vite dei personaggi, nelle assenze, nei ricordi, nei sogni infranti. Come spesso accade nei libri di Viola Ardone, l’incontro tra essere umani è visto come un segno di speranza. Kostya e Vita sono anime che sembravano condannate al silenzio, ma la vita li sorprende, con estrema tenerezza, e con estremo coraggio.

Il lieto fine non è semplice. La decisione di partire per l’Ucraina non è solo generosità, ma coraggio, un atto di salvezza che richiede tutto di sé. In quel viaggio, Vita non cerca una consolazione comoda, ma un significato più grande.


Viola Ardone usa una prosa limpida, essenziale, ma immensamente potente. La sua scrittura ha il ritmo del respiro, calma, profonda, interrotta da sobbalzi emotivi, come la vita stessa avesse una melodia segreta che si può solo intuire. 

I personaggi sono tracciati con delicatezza. Kostya ha una voce fatta di speranza e paura, Irina parla con un accento lirico che evoca la lontananza, Vita racconta con un tono pacato ma spezzato, come se ogni parola le costasse fatica ma fosse necessaria.

L’ambientazione è reale ma carica di simbolismo. Napoli, con le sue strade complicate; la casa in cui Vita vive, che sembra un santuario di ricordi, il viaggio in Ucraina, metafora della salvezza e della perdita.


Consiglio questo romanzo ad un pubblico di lettori che amano le storie di resilienza e di speranza anche nei momenti più bui. Per chi sente il bisogno di riflettere sull’umanità al di là delle frontiere. Per chi apprezza romanzi in cui si uniscono il tragico e il tenero con delicatezza e profondità. Per chi crede che l’incontro tra persone diverse possa davvero cambiare il destino, o almeno restituire un pò di vita dove sembrava ormai perduta.


Tanta ancora Vita, è un abbraccio narrativo, doloroso, potente, incredibilmente vero. L’autrice di questo romanzo non ci regala facili consolazioni, ma ci propone qualcosa di più importante, un invito a credere che la vita, anche dopo la ferita, possa restare piena di significato. Un invito a guardare l’altro con gentilezza, a tenere la mano, a non smettere mai di sperare.



martedì 7 ottobre 2025

Recensione: La Rinnegata di Valeria Usala

Siamo in un piccolo paese della Sardegna interna, negli anni immediatamente successivi alla Seconda guerra mondiale. È un mondo chiuso, duro, regolato da tradizioni secolari e da un codice morale che non lascia spazio alla libertà, sopratutto quelle delle donne.
In questo contesto arcaico vive Maria, la protagonista, una donna "rinnegata" dal suo stesso paese. È colpevole - secondo i paesani - di essere diversa, di aver amato un uomo non approvato, di aver rifiutato di piegarsi, di voler decidere della propria vita. 
Dopo la morte del marito, Maria resta sola, isolata, oggetto di pettegolezzi, superstizioni e maldicenza.

Il romanzo segue il suo cammino tra orgoglio e dolore, tra il desiderio di riscatto e la consapevolezza di non poter cambiare un mondo in cui il pregiudizio ha la forza di una condanna. Accanto a lei, in un intreccio di voci e destini, scorrono altre figure femminili, ciascuna portatrici di una propria forma di sopravvivenza e di dignità.

I temi che vediamo nel romanzo sono:

- La condizione femminile e la solitudine: La rinnegata racconta la storia di una donna che paga con la solitudine il prezzo della libertà. Maria è un personaggio che incarna la forza delle donne invisibili, di quelle che la storia non ricorda ma che hanno sorretto il mondo. La sua esclusione diventa simbolo di resistenza silenziosa.

"La solitudine è un vestito che all'inizio brucia, ma poi diventa pelle."

- Tradizione, superstizione e giudizio sociale: Nel romanzo, la comunità è quasi un personaggio a sé, soffocante, crudele, incapace di perdonare la diversità. La Sardegna rurale descritta dall'autrice Valeria Usala è un luogo in cui le parole si fanno armi, e dove il controllo sociale è esercitato attraverso il silenzio e la vergogna.

"Le donne del paese avevano imparato a tacere: chi parla troppo, prima o poi, diventa colpevole."

- Natura e memoria: La scrittura dell'autrice si intreccia intimamente con il paesaggio. La natura sarda non è solo sfondo, ma specchio dell'anima dei personaggi. Il vento, la terra secca, il mare lontano, tutto riflette la fatica, la resilienza e la bellezza selvaggia di chi vive in un mondo ostile.

- Eredità e trasmissione: Maria la protagonista diventa anche simbolo di un'eredita femminile che si tramanda non con le parole, ma con i gesti, i silenzi e la cura. È un romanzo sulla memoria delle madri e delle nonne, sulle radici che non si possono tagliare nemmeno quando si cerca di fuggire.

La prosa dell'autrice Valeria Usala è lirica e concreta insieme. Le frasi brevi, taglienti, si alternano a passaggi poetici in cui il ritmo sembra farsi canto popolare. L'autrice ha una straordinaria capacità di rendere palpabile la tensione tra la vita quotidiana e la dimensione mitica della Sardegna rurale.

Il linguaggio è intriso di oralità, si percepisce la voce del paese, il brusio delle donne, le preghiere, le maledizioni, le confessioni sussurrate. Eppure, nel cuore del libro, c'è una delicatezza profonda: La rinnegata non urla, ma lascia un'eco lungo, come una preghiera spezzata.

Il romanzo di Usala si colloca in una tradizione di narrativa che affonda le radici nel realismo lirico e nella memoria contadina, ricordando autrici come Grazia Deledda, Maria Giacobbe, e in chiave moderna Elena Ferrante. 

Ma La rinnegata non è solo un racconto di denuncia, è una riflessione profonda sulla libertà interiore. Maria non vince, non trionfa, ma resta ai margini, e conserva la propria integrità. È un'eroina che non cerca vendetta, ma dignità.

In questo senso, il titolo assume un doppio valore, la rinnegata non è solo colei che viene esclusa, ma anche colei che rifiuta - rifiuta di piegarsi, di fingere, di tacere.

La rinnegata è un romanzo breve ma denso, un mosaico di emozioni e simboli. Valeria Usala ci regala un'opera che parla di memoria, radici, femminilità e libertà, ma soprattutto di umanità.

Ogni pagina porta con sé la forza della terra e la fragilità del cuore. È una lettura che lascia il segno, che costringe a guardare in faccia i pregiudizi, il peso del giudizio sociale e la fatica di chi cerca solo di essere se stesso in un mondo che non perdona.

domenica 3 agosto 2025

Recensione - Le otto montagne di Paolo Cognetti

Premio Strega 2017, tradotto in oltre 35 lingue, Le otto montagne racconta la storia di Pietro, ragazzo milanese, e Bruno, giovane del piccolo paese alpino di Grana, che condividono estasi indimenticabili tra le valli del Monte Rosa. È un romanzo di formazione, amicizia, paesaggio e ricordi, che riflette la sfida di vivere tra due mondi e l'inevitabilità del cambiamento.

Trama

In un estate degli anni '80, Pietro segue suo padre in montagna, incontrando Bruno. Tra salite, silenzi e riflessioni, nasce una profonda amicizia. Nel corso degli anni, i sentieri si dividono: Pietro costruisce una carriera in città, Bruno resta in valle. Quando il padre di Pietro muore, egli ritorna e ricostruisce una baita insieme a Bruno. Ma l'amicizia, come la montagna, cambia forma e fatica.

Temi principali

- Amicizia e distanza: un legame che sfida il tempo e le mete diverse;

- Natura e paesaggio: la montagna come specchio dell'animo, luogo di silenzi e memorie;

- Crescita e scelte: tra la città e la natura, l'autore rappresenta i due universi che plasmano Pietro;

- Memoria e ineluttabilità: i luoghi dell'anima che non si possono pù tornare, come recita una riflessione intensa:

"Da mio padre avevo imparato, molto tempo dopo... che in certe vite esistono montagne a cui non è possibile tornare... e non resta che vagare per le otto montagne per chi... ha perso un amico."

Lo stile

La prosa di Cognetti è nitida, essenziale e carica di una tensione implicita che ricorda Carver e Hemingway. Il silenzio delle vette, l'odore della stalla, il ritmo del fieno e del cammino sono descritti con una cura che fa sentire il lettore al fianco dei protagonisti:

"Uno, prendere un ritmo e tenerlo senza fermarsi; due, non parlare; tre, davanti a un bivio, scegliere sempre la strada che sale."

Citazioni

- Sulla montagna come destino: "È sulle cime che andiamo. Scendiamo solo quando arriviamo dove non si può più salire. Lo capisci?"

- Sulla scelta di rifugiarsi in alto: "Se uno va a stare in alto, è perché in basso non lo lasciano in pace."

- L'assenza del parentado montano: "Forse è vero... che ognuno di noi ha una quota prediletta in montagna, un paesaggio che gli somiglia..."

Dal libro al grande schermo

L'adattamento cinematografico del romanzo, diretto da Felix Van Groeningen e Charlotte Vandermeersch ( 2022 ), ha vinto numerosi premi, tra cui il David di Donatello come miglior film e il Premio della Giuria a Cannes. Il film conserva l'anima del libro, amplificando la bellezza visiva dei paesaggi e il valore del silenzio tra due amici.

Conclusione

Le otto montagne è un romanzo che parla all'anima. Scava nella relazione tra uomo e natura, tra città e vette, lasciando un segno indelebile e delicato, dando una forte forma emotiva.. È la storia di una vita, scandita dalle quattro stagione, dal cammino, dal lutto e dalla rinascita. Un invito a ritrovare la propria montagna interiore - anche se a volte non possiamo più tornare a quei luoghi:

"Da mio padre avevo imparato... non si può tornare alla montagna che sta al centro di tutte le altre..."

Per chi l'ha amato ( o vorrebbe )

- Se ami saggi di natura narrati con poesia - leggi Sulla strada di Bill Bryson;

- Se cerchi storie di amicizia profonda e silenziosa - prova Norwegian Wood di Murakami;

- Se ti piace la fusione tra memoir e romanzato in montagna - esplora i libri di Hervé Barmasse o Sylvain Tesson.

venerdì 17 gennaio 2025

Recensione : Atti Umani di Han Kang

 Con Atti Umani, Han Kang ci regala un romanzo di straordinaria potenza emotiva, capace di esplorare il dolore e la resilienza dell'animo umano. Pubblicato nel 2014 e ispirato agli eventi storici del Massacro di Gwangju del 1980, il libro intreccia realtà e finzione per raccontare una delle pagine più tragiche e censurate della storia contemporanea della Corea del Sud.

Attraverso una narrazione frammentata, Han Kang ci conduce in un viaggio che attraversa le vite di diversi personaggi, uniti dalla tragedia e dal desiderio di preservare la dignità umana in un mondo segnato dalla brutalità.

La Trama

Il libro prende avvio con una scena cruda e straziante: Dong-ho, un ragazzo quindicenne, si trova coinvolto nei tragici eventi del Massacro di Gwangju, in cui migliaia di persone - per lo più studenti e civili - furono uccise durante le proteste contro il regime militare. Dong-ho si offre volontario per aiutare a identificare e curare i corpi delle vittime, ma ben presto il caos e la violenza si abbattono anche su di lui.

A partire da questo punto, il romanzo si sviluppa in capitoli che seguono una struttura corale. Ogni sezione è narrata da un punto di vista diverso, tra cui amici, testimoni, sopravvissuti e persino lo spirito di un defunto. Questa polifonia narrativa permette di esplorare le conseguenze del massacro da prospettive molteplici, creando un affresco toccante e universale del dolore umano.

Tematiche

Atti Umani è molto più di un romanzo storico, è un'opera che interroga profondamente la condizione umana, affrontando temi universali come:

- La violenza e la disumanizzazione : Han Kang esplora il modo in cui il potere può ridurre le persone a corpi da controllare, torturare o eliminare, mettendo in luce la perdita di umanità che accompagna gli atti di violenza.

- La memoria e il trauma collettivo: Il libro riflette su come gli eventi traumatici non si limitano al momento in cui accadono, ma continuino a riverberare attraverso le vite dei sopravvissuti e delle generazioni future.

- La dignità e la resistenza umana: Nonostante l'orrore, Atti Umani celebra la capacità degli individui di resistere, ricordare e lottare per la propria umanità.

- Il corpo come testimonianza: I copi dei personaggi - feriti, mutilati, uccisi - diventano simboli potenti del legame tra storia, identità e sofferenza.

Stile

Han Kang adotta una prosa sobria e intensa, caratterizzata da un equilibrio perfetto tra empatia e distacco. le descrizioni sono spesso crude e viscerali, ma mai gratuite, con uno stile che invita il lettore a confrontarsi direttamente con la realtà degli eventi narrati.

La scelta di frammentare la narrazione in capitoli indipendenti, ciascuno con una voce distinta, riflette la frammentarietà della memoria e l'impossibilità di afferrare completamente un trauma collettivo.

Una delle caratteristiche più toccanti del romanzo è la capacità di Han Kang di trasformare il dolore in poesia. Le sue parole, pur nella loro durezza, riescono a trasmettere bellezza e compassione, creando un'esperienza di lettura al tempo stesso devastante e catartica.

Personaggi

I personaggi di Atti Umani non sono eroi nel senso tradizionale, ma persone comuni che si trovano a fronteggiare situazioni straordinarie. Dong-ho, con la sua innocenza e il suo coraggio, è il cuore pulsante del romanzo.

Gli altri narratori, tra cui un'amica di Dong-ho, un editore perseguitato, e una madre in lutto, arricchiscono la narrazione con le loro storie personali, offrendo una visone intima e sfaccettata delle conseguenze del massacro. Persino lo spirito di un personaggio defunto trova voce, in una delle parti più commoventi e simboliche del libro.

Il significato del titolo

Il titolo Atti Umani richiama sia le atrocità commesse durante il massacro, sia i gesti di compassione e solidarietà che emergono nonostante l'orrore. È un invito a riflettere sulla duplicità della natura umana: capace delle peggiori crudeltà, ma anche di straordinari atti di resistenza e amore.

Atti Umani è un romanzo straordinario, capace di illuminare le zone più oscure della storia e dell'animo umano con una scrittura di rara intensità. Han Kang ci costringe a guardare in faccia il dolore e l'ingiustizia, ma al tempo stesso ci offre un messaggio si speranza: la memoria e la dignità possono sopravvivere persino alla violenza più brutale.

Consigliato a che cerca una lettura intensa e riflessiva, Atti Umani è un libro che lascia il segno, spingendo il lettore a interrogarsi sul significato della sofferenza, della memoria e della resilienza umana. Un'opera necessaria, che conferma Han Kang come una delle voci più importanti della letteratura contemporanea.



giovedì 15 agosto 2024

Cafe Royal - Marco Balzano


 In Café Royal, Marco Balzano offre un affresco evocativo della vita e delle sfide dei protagonisti, ambientato nel contesto di un caffè storico di Milano. Il romanzo si svolge in un periodo di grande fermento sociale e politico, e attraverso le storie dei suoi personaggi, Balzano esplora temi come la memoria, l’identità e le trasformazioni della società italiana.

Il caffè, simbolo di convivialità e cultura, diventa il palcoscenico per una serie di eventi che mettono in luce le tensioni tra il passato e il presente, tra le speranze personali e le pressioni esterne. La narrazione di Balzano è ricca di dettagli e sensibilità, dipingendo un quadro vivido di un’epoca e di un luogo che, sebbene intrisi di storia, sono percorsi da conflitti e aspirazioni universali.

Con uno stile narrativo fluido e incisivo, Balzano riesce a coinvolgere il lettore in una trama che alterna momenti di introspezione a episodi di vivace dinamismo sociale. Café Royal si rivela così una lettura coinvolgente e riflessiva, capace di stimolare la mente e il cuore, mentre ci guida attraverso le intricate vie della memoria e della cultura italiana.


Recensione : La notte del cuore di Nathacha Appanah

Ci sono libri che raccontano il dolore. E poi ci sono libri che provano a restituire un nome, un volto e una voce a chi quel dolore lo ha su...