La donna giusta di Sàndor Marai

La struttura de La donna giusta è un raffinato gioco di specchi narrativi. Il romanzo si compone di quattro monologhi, quattro confessioni che si rincorrono e si contraddicono, rivelando la molteplicità e la fragilità dell'animo umano.

Tutto ruota attorno a una figura femminile misteriosa e sfuggente: "La donna giusta", colei che ogni personaggio cerca, rimpiange, idealizza o condanna. Ma chi è davvero? E' la stessa donna per tutti o un riflesso del desiderio di ciascuno?

La prima voce è quella di Marika, che racconta a un'amica la fine del suo matrimonio con Peter: una relazione crollata per gelosia, incomunicabilità, differenze sociali. Segue il monologo di Peter, l'ex marito, che va a rivivere la sua ossessione per Marika e il modo in cui la sua idea di amore si è disintegrata di fronte alla realtà.

La terza voce è quella dell'uomo che ha sedotto Marika, Lazar, un artista, un uomo di mondo che parla con ironia, disincanto e crudeltà raffinata. Infine, l'ultima parte e affidata proprio a Gizella, la "donna giusta", che finalmente prende parola e ribalta tutto ciò che è stato detto su di lei.

L'amore per Márai, non è mai armonia o salvezza, ma un campo di battaglia interiore. Ogni personaggio cerca nell'altro un assoluto, una perfezione che non esiste. L'amore diventa così il luogo della delusione, del disinganno, della scoperta dolorosa che nessuno è mai davvero conoscibile.

"Si può amare una persona per tutta la vita senza mai conoscerla. O forse, proprio per questo la si ama."

La donna del titolo non è solo una figura concreta. È un'idea, un mito privato che ciascun personaggio costruisce per sé. Per l'uomo borghese è la moglie fedele e domestica, per l'artista è la compagna ispiratrice, per la donna stessa è la libertà di essere finalmente vista per ciò che è, e non per ciò che rappresenta. 

In questo senso, Márai anticipa una riflessione modernissima sul ruolo femminile, la donna giusta non è colei che soddisfa le aspettative maschili, ma colei che smette di incarnare l'ideale altrui e diventa soggetto del proprio desiderio.

"Non sono nata per essere la donna giusta di qualcuno. Sono nata per essere me stessa."

Come in tutta l'opera di Márai, la decadenza della borghesia mitteleuropea è uno sfondo costante. La guerra, la perdita di valori, il crollo di un mondo fondato sull'educazione, sull'eleganza e sulla misura, fanno da controcanto ai drammi privati. Gli amori si consumano nello stesso modo in cui si consuma un'intera civiltà.

Ogni monologo è anche un atto intenso si memoria. I personaggi ricordano, reinterpretando, manipolano il passato. Márai ci mostra come la verità non sia mai oggettiva, ma frammentata in mille versioni, come in un prisma che riflette la luce in direzioni diverse.

"Non esiste una sola verità. Esistono solo voci che si rispondono nel buio."

La scrittura di Márai è elegante, musicale, intellettuale e profondamente teatrale. Ogni pagina è una confessione intima, ma anche un dialogo con l'assoluto. L'autore unisce il rigore del pensiero mitteleuropeo con un lirismo bruciante. Ogni parola pesa, ogni frase è un frammento di un monologo interiore che si trasforma in riflessione universale.

Il ritmo è lento, ipnotico, scandito da un tono quasi confessionale. Il lettore non assiste a una storia d'amore, ma a una radiografia dell'anima, dove la passione si trasforma in filosofia, e la sofferenza in conoscenza.

Lo scrittore Márai sa come scavare nel cuore umano con la precisione di un chirurgo e la compassione di un poeta.

La donna giusta è pervaso da un’atmosfera sospesa e malinconica. I salotti eleganti, le stanze chiuse, i caffé di Budapest, le luci basse, i bicchieri di vino, la musica lontana. Tutto contribuisce a creare un senso di intimità claustrofobica, dove la vita interiore diventa più reale del mondo esterno.

Ogni personaggio parla come se fosse chiuso in una stanza mentale, in cui il tempo si è fermato e tutto ruota attorno a una domanda, "Chi sono io per l'altro?"

Il vero centro del romanzo di Márai è la complessità dello sguardo umano. Nessuno è vittima o carnefice in senso assoluto. Ogni personaggio si rivela insieme colpevole e ferito, crudele e fragile. Márai ci mostra che l'amore è sempre un dialogo impossibile. Due esseri cercano di conoscersi, ma finiscono per conoscersi solo attraverso le proprie delusioni. La donna giusta, dunque, non è un ideale romantico, ma è la consapevolezza di sé, la maturità di chi smette di aspettarsi salvezza da un altro essere umano.

La donna giusta è un romanzo che abbraccia il mondo della psicologia, filosofia e bellezza tragica. È un libro che parla d'amore, ma anche di solitudine, di tempo, di verità e di illusioni. Sándor Márai costruisce un affresco umano che trascende l'epoca e le convenzioni, le sue parole sembrano scolpite nel marmo, ma bruciano di intensa passione.

Questa è una lettura che richiede attenzione e lentezza, ma ricompensa con una profondità rara, ogni frase è un riflesso di noi stessi, ogni voce è uno specchio in cui vediamo le nostre contraddizioni più intime.

Se hai amato "La donna giusta" ti consiglio anche:
- Le braci di Sándor Márai
- La nausea di Jean - Paul Sartre
- La sonata a Kreutzer di Lev Tolstoj
- La coscienza di Zeno di Italo Svevo
- La lettera d'amore di Cathleen Schine

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