Platone - Una storia d'amore di Matteo Nucci

 Ci sono libri che non si limitano a raccontare una storia, ma la respirano, la scavano, la interrogano fino alle radici. Platone. Una storia d'amore appartiene a questa categoria rara, quella delle narrazioni che uniscono la densità del romanzo all'intelligenza della saggistica, e lo fanno con una naturalezza che disarma.
Matteo Nucci costruisce un'opera ibrida, al tempo stesso colta e sensuale, in cui la vita di Platone non è mai trattata come un oggetto da museo, ma come una materia pulsante, un movimento continuo di desideri, mancanza, illusioni e domande.

Il risultato è un romanzo che scorre come una confessione, come una lettera attraversata dalla malinconia degli anni e dalla nostalgia di ciò che non si può più trattenere; l'infanzia, l'amicizia totale, l'incontro con un maestro che segna per sempre.

Nucci dà voce a un Platone ormai anziano, consapevole che il proprio tempo sta per esaurirsi. Non ha più interesse per la retorica, né per la gloria politica che ha attraversato Atene in tempesta. Ciò che vuole, adesso, è restituire un racconto che non sia quello delle sue opere filosofiche, ma un ordine sentimentale.

Il romanzo segue un doppio movimento, da un lato vediamo la narrazione lineare della vita di Platone, l'infanzia nella famiglia aristocratica, la scoperta delle arti, il trauma della guerra, le delusioni politiche, i viaggi a Siracusa, la fondazione dell'Accademia, dall'altro un lento, struggente ritorno alla figura che più di tutte ha segnato la sua esistenza, Socrate.

Qui Matteo Nucci non ricrea un Socrate canonico, accademico, ma lo racconta come un uomo vivo, ironico, provocatore, seducente nel modo più disarmante. Un maestro che non educa con dogmi, ma con il dubbio.

Uno dei fili più intensi del libro è proprio la riflessione sull'amore. Nucci scava dentro l'Eros platonico non con il distacco del filosofo, ma con la vibrazione del romanziere.
Il Platone narratore torna continuamente alla propria educazione sentimentale, come l'amicizia giovanile che confina con l'adorazione, la delusione politica che si trasforma in ferita emotiva, l’incapacità di afferrare la natura di Socrate, a metà tra padre, amicone, amante mancato e mito vivente, la tensione verso la bellezza come richiamo assoluto come un qualcosa che non si possiede mai del tutto.

Matteo Nucci, fa emergere un Platone fragile, inquieto, affamato di senso. Un uomo che ha scritto pagine d'amore immortale, ma che resta schiacciato dalla distanza dolorosa tra l'amore ideale e quello umano.

In questo romanzo possiamo vedere moltissimi punti interessanti come l'educazione sentimentale, dove il romanzo è un lungo apprendistato emotivo, la formazione di Platone, prima ancora che intellettuale, è una formazione affettiva. Il legame con Socrate è raccontato come una storia d'amore nel senso più ampio, un affetto totalizzante, che trasforma e ferisce. La crisi di Atene, le ambizioni infrante, i rischi di Siracusa, il romanzo mostra un uomo che comprende quanto la politica sia l'arena più imperfetta per chi cerca la verità. L'autore restituisce un mondo greco pienamente corporeo, la palestra, il sudore, la danza, la sensualità dei giovani, la voce di Socrate che attraversa tutto come un richiamo. La scrittura è dominata da una malinconia che appartiene agli ultimi anni della vita, il bisogno di capire chi siamo stati, cosa abbiamo perso, cosa davvero resta.

La prosa è sensuale, morbida, colta ma mai ostentata. Nucci alterna lunghe frasi piene di ritmo a lampi improvvisi, quasi lirici. L'elemento più affascinante è il modo in cui unisce la profondità filosofica a una narrazione intima, vibrante, quasi fisica. 

Il lettore non sente di assistere a un trattato né a una biografia, entra nella testa di un uomo che ripensa la propria vita come si ripensa un amore finito.

Ne emergono pagine di meditazione pura, accanto a momenti di grande intensità emotiva. Il voto di Socrate al tramonto, i silenzi dell'Accademia, l'odore del mare durante il viaggio, il fuoco di Atene in guerra, la commozione improvvisa davanti a un giovane che recita versi.

Il romanzo ricrea una Grecia viva, sensoriale, come ad esempio, le strade di Atene al tramonto, la polvere delle palestre, i simposi illuminati da lucerne tremolanti, il calore del mare, la tensione dei discorsi pubblici, l'intimità delle lezioni improvvisate sotto i portici.

E sopratutto, la presenza di Socrate, una figura che il narratore descrive come se fosse ancora davanti a lui, pronta a sovvertire ogni certezza con una domanda semplice.

Platone, una storia d'amore non è un semplice romanzo storico, ma non è neppure un saggio romanzato. È una narrazione di formazione emotiva, una meditazione sull'amore, sulla bellezza, sul fallimento e sulla speranza. 

È un libro che chiede intimità, lentezza, ascolto. Un libro che non insegna concetti, ma rivela ferite. Nucci riesce a trasformare Platone in un uomo vivo, inquieto, sensibile, che guarda indietro e capisce che la grande storia dell'umanità è sempre e comunque una storia d'amore.

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