Recensione "Il vecchio al mare" di Domenico Starnone
Il vecchio al mare è un romanzo breve e densissimo, una di quelle narrazioni che, nonostante l'apparente semplicità, continuano a vibrare nella mente del lettore a distanza di giorni. Starnone costruisce una storia intima, sospesa tra ironia e malinconia, capace di indagare il rapporto tra un uomo anziano, il suo corpo che cambia, e un mondo che corre troppo veloce perché lui possa ancora sentirsi parte di qualcosa.
La trama si snoda durante una vacanza al mare, in un luogo che dovrebbe essere uno spazio di relax e abbandono, ma che per il protagonista diventa terreno di battaglia - contro il caldo, contro gli sguardi degli altri, contro l'andirivieni di corpi giovani che gli ricordano ciò che non è più, contro se stesso e il suo passato. L'autore ci porta dentro la mente di quest'uomo con una scrittura precisa e chirurgica, ma sempre capace di una leggerezza che non sminuisce la profondità, anzi la rende ancora più tagliente. Il vecchio protagonista è un uomo che osserva, che si misura con la vulnerabilità della vecchiaia, con la percezione del proprio corpo che si sgretola, con un'ironia che non gli basta più a difendersi. Le persone che incontra sulla spiaggia - famiglie, ragazzini rumorosi, ragazzi in vacanza, sono specchi deformati attraverso cui legge il passare del tempo.
Ogni scena, ogni dettaglio, ogni piccola interazione è un pretesto per indagare la fragilità dell'età avanzata, la vergogna che si prova nel sentirsi inadatti, e quel misto di nostalgia e tenerezza che nasce dal confronto con ciò che si è stati.
La spiaggia diventa così un microcosmo perfetto. Un luogo di bagni, sudore, sabbia, ma anche timori, confronti e scarti emotivi. Il protagonista osserva una giovane coppia con un misto di invidia e ammirazione, analizza il comportamento dei bambini come se fossero creature da decifrare, si confronta con la presenza invadente della gioventù che lo circonda. In ogni movimento, in ogni pensiero, Starnone racconta la difficoltà di convivere con il proprio invecchiamento in una società ossessionata dalla bellezza, dalla velocità, dal vigore.
Con la sua consueta maestria, l'autore dà forma a una voce narrante che è allo stesso tempo lucida, autoironica e profondamente umana. Il ritmo di scrittura e calibratissimo, procede come le onde del mare che dà titolo al romanzo, alternando momenti di quiete meditativa a improvvise ondate emotive, in cui l'anziano protagonista si ritrova travolto dai ricordi, dai desideri non più realizzabili e da una malinconia sottile, mai patetica, sempre autentica.
La forza del romanzo sta proprio in questa capacità di rendere universale ciò che è completamente individuale. Le paure del vecchio diventano le nostre, la sua goffaggine ci appartiene, il suo sguardo sul mondo ci costringe a interrogarci su che cosa significhi davvero invecchiare. Non con rassegnazione, non con rimpianto sterile, ma con una consapevolezza che, pagina dopo pagina diventa più nitida.
Pur breve, Il vecchio al mare è un libro che non si esaurisce nella lettura, ma, rimane sotto pelle, invita a riflettere sul corpo, sul tempo, sulla vergogna, sull'amore che continua a esistere anche quando il desiderio cambia forma. È un romanzo che parla con garbo e profondità della debolezza, della dignità, della resistenza quotidiana di chi continua a vivere e a guardare il mondo con occhi che hanno conosciuto la meraviglia e la perdita.
Starnone firma un racconto intenso, intimissimo, capace di coniugare leggerezza narrativa e profondità emotiva, offrendo al lettore un ritratto delicato e sincero dell'essere umano quando si ritrova, inevitabilmente, faccia a faccia con il tempo.

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